{"id":1072,"date":"2025-05-03T17:24:00","date_gmt":"2025-05-03T17:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilserratore.it\/?p=1072"},"modified":"2026-02-25T13:07:18","modified_gmt":"2026-02-25T13:07:18","slug":"lavoro-e-compimento-di-se-da-san-benedetto-ad-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/2025\/05\/03\/lavoro-e-compimento-di-se-da-san-benedetto-ad-oggi\/","title":{"rendered":"Lavoro e compimento di s\u00e8 da San Benedetto ad oggi"},"content":{"rendered":"\r\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\">Questo articolo \u00e8 tratto dal <strong>n. 100<\/strong>\u00a0della rivista <strong><em>Il Serratore<\/em><\/strong> ed \u00e8 riproposto qui nella sua versione digitale.<\/span><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p align=\"justify\">Per il Meeting di Rimini 2023 ho partecipato all\u2019ideazione e realizzazione, insieme ad un gruppo di amici imprenditori del settore agroalimentare, di una bella e visitatissima mostra dal titolo <em>\u201cIl gusto del quotidiano \u2013 lavoro e compimento di s\u00e8 da San Benedetto ad oggi\u201d. <\/em>Un viaggio coinvolgente che rilegge la crisi odierna a partire da un\u2019altra grande crisi, quella conseguente alla caduta dell\u2019impero romano. La rete di monasteri cristiani diffusasi a partire dal IV secolo e per tutto il medioevo, ha costituito la spina dorsale della rinascita dell\u2019Europa, in ginocchio dopo la dissoluzione della struttura imperiale. Le bonifiche, le innovazioni nella produzione agricola e manifatturiera, l\u2019invenzione di tecniche nuove ed originali, l\u2019immenso lavoro di salvaguardia e trasmissione del sapere antico, sono il patrimonio straordinario che i monaci hanno diffuso capillarmente fra tutti i popoli europei. Da cosa \u00e8 nata questa fecondit\u00e0 creativa? Quali sono i fattori costitutivi di questa nuova personalit\u00e0 individuale e collettiva capace di tanta forza generativa?\u00a0<\/p>\r\n<p class=\"has-drop-cap\">\r\n\r\n<\/p>\r\n<p align=\"justify\">E ancora: \u00e8 possibile vivere il lavoro all\u2019altezza dei propri desideri come facevano i monaci? Nell\u2019attuale contesto di crisi mondiale, fra guerre, pandemie e incertezza, cosa pu\u00f2 innescare nell\u2019uomo uno sguardo capace di costruire esperienze di novit\u00e0 e di bene comune? Sono queste le domande che attraversavano il percorso della mostra. Appena ritornato dal Meeting, ho ospitato alcuni amici del nord per qualche giorno vacanza in Calabria e insieme siamo andati a ricercare e visitare le vestigia degli antichi monasteri calabresi. Ho sempre sostenuto che anche qui in Calabria i monaci ne hanno segnato la storia, la cultura e il popolo: nei borghi vicini alle antiche abbazie, anche se prive dei monaci e spesso in rovina, le popolazioni sono pi\u00f9 industriose e ancora persistono le tracce di artigiani medievali (liutai e ceramisti a Bisignano vicino all\u2019abbazia cistercense della Sambucina, falegnami e produttori di sedie nel comprensorio di Serrastretta nei pressi dell\u2019abbazia benedettina di Corazzo, orafi e produttori di tappeti di San Giovanni in Fiore dove troviamo l\u2019abbazia Florense, citando solo i casi nei dintorni della mia citt\u00e0 di Cosenza). E proprio in San Giovanni in Fiore raccontando ai miei ospiti dei monaci cistercensi e del \u201c<em>calavrese abate Gioacchino, di spirito profetico dotato\u201d<\/em> , ahim\u00e8, constatando la bruttezza innegabile del borgo ingigantitosi in modo mostruoso nel dopoguerra, mi riaffiorava una vecchia domanda: Come mai la Calabria, terra bellissima, dove pure non sono mancati santi, monaci e abbazie, dove sono state fiorenti antiche civilt\u00e0 come quella magnogreca, oggi \u00e8 l\u2019ultima regione d\u2019Europa e vi imperversa incultura, degrado e sottosviluppo? Mi sovveniva anche il giudizio di un amico con cui, ormai decenni fa, avevo cominciato a creare imprese in questa regione: \u201c\u2026 \u00e8 stato provocato un danno antropologico irreversibile, ormai non \u00e8 pi\u00f9 possibile redimere questo popolo, qui tutto \u00e8 destinato a fallire\u201d. Ma \u00e8 proprio cos\u00ec? In Calabria non \u00e8 possibile? E perch\u00e9? Non nascondo che ho provato un po\u2019 di invidia quando un ragazzo produttore di Grana Padano, in un video della mostra al Meeting raccontava: <em>\u201csono erede con tanti altri giovani amici di un processo e di un prodotto inventato dai monaci mille anni fa e che ancora oggi porta innovazione, sviluppo e benessere. Il mio compito \u00e8 di spendere la vita e lavorare perch\u00e9 questo processo duri altri mille anni.\u201d <\/em>Ripartiti gli amici del nord la questione ha continuato a ronzarmi nella testa per cui ho preso in mano alcuni vecchi tomi di argomento storico comprati tempo fa, in particolare il <em>Giornale di viaggio in Calabria <\/em>scritto nel 1792 da <strong>Giuseppe Galanti<\/strong>, inviato ufficiale del re di Napoli Ferdinando IV di Borbone per relazionare sullo stato delle Calabrie a seguito del disastroso sisma del 1783.\u00a0<\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<p align=\"justify\">E\u2019 un reportage scrupoloso che annota i caratteri fisici, antropici, economici, civili, culturali dei molti borghi e citt\u00e0 che attraversa. Nella\u00a0 relazione al Segretario di Stato del Regno di Napoli che egli compila il 9 luglio 1792, questo funzionario anticurialista, illuminista e riformatore, cos\u00ec scriveva: \u201d <em>&#8230; tra le diverse cause politiche che sono state di ostacolo al risorgimento della Calabria, ne considero una fatta in mira di giovarle, voglio dire la totale soppressione de\u2019 Luoghi pii e de\u2019 Monasteri<\/em>. <em>(\u2026) le societ\u00e0 moderne sono costituite in modo che la parte ecclesiastica forma la prima essenza della nostra vita civile. (\u2026) La provincia ha perduto forse la met\u00e0 delle sue industrie che si esercitavano in buona parte dalle chiese. (\u2026)\u201d. <\/em>Era successo che in seguito al rovinoso sisma del 1792 il governo borbonico \u201cilluminato\u201d realizz\u00f2 un esperimento sconcertante: nella Calabria Ultra tutti i monasteri e i conventi (circa 250) vennero soppressi e gli amministratori dei luoghi pii rimossi. La<em> Cassa Sacra, <\/em>un ente straordinario appositamente istituito, pose i beni sotto sequestro, li cens\u00ec e li offr\u00ec in vendita, allo scopo di incamerare fondi per la ricostruzione e fornire terra ai contadini nullatenenti. Si fecero trasportare a Napoli e furono fusi gli arredi d\u2019oro e d\u2019argento delle chiese; le pergamene e i codici antichi furono sottratti e portati nella capitale. Si fece obbligo a tutti i monaci e monache (3300 religiosi in totale) di ridursi nel secolo e tornare alle rispettive famiglie o presso case religiose fuori di Calabria<em>. <\/em>Un programma ambizioso e senza precedenti nella storia europea, ma che si dimostr\u00f2, disastrosamente fallimentare: <em>\u201cla prepotenza e la forza dei baroni si rivelava ancora pi\u00f9 forte della volont\u00e0 dei riformatori napoletani. (\u2026) dei beni ecclesiastici si impadron\u00ec perlopi\u00f9 una borghesia rapinatrice, dedita ad attivit\u00e0 speculative.\u201d (<\/em>erano commercianti privilegiati che anticipavano allo Stato capitali in cambio di diritti fiscali e gabelle, non imprenditori che investivano per produrre ricchezza).Paradossalmente <em>\u201cLa stessa lotta anticuriale non port\u00f2 a una riduzione rilevante del numero dei preti, perch\u00e9 borghesia e baroni erano interessati ad avere pi\u00f9 preti possibili, in quanto la carriera ecclesiastica era tra le poche occasioni di impiego sicuro per i borghesi meridionali (\u00abi porci di Dio\u00bb, come venivano volgarmente chiamati coloro che si facevano preti per motivi economici). D\u2019altra parte, il sostanziale ritardo con cui furono applicati i principi e le norme del Concilio di Trento nel Sud concorse a mantenere un clero per lo pi\u00f9 ignorante, ingolfato in interessi materiali. (G. De Rosa) <\/em>Il governo borbonico applic\u00f2 in anticipo il paradosso<em> gattopardiano<\/em> <em>\u00abSe vogliamo che tutto rimanga come \u00e8, bisogna che tutto cambi<\/em>\u00bb. Le riforme non aiutarono ma peggiorarono la struttura economica e sociale della Calabria e il suo sottosviluppo divenne cos\u00ec endemico, permanendo anche dopo le riforme di Murat, l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia, il fascismo e gli interventi straordinari del dopoguerra. Vi sono tante cause (storiche, geografiche, geologiche ecc.) del disastro calabrese. Ma l\u2019aver totalmente distrutto in modo cos\u00ec precoce e ottuso, rispetto ad altre regioni, il monachesimo che \u00e8 stato alla base della rinascita, dello sviluppo e della prosperit\u00e0 dei popoli europei, ha fatto precipitare la Calabria nel suo atavico sottosviluppo e reso molto difficoltose le possibilit\u00e0 di elevarsi del suo popolo. La Calabria fu privata del ristoro economico che i monasteri e gli enti ecclesiastici bene o male fornivano alla parte di popolazione pi\u00f9 indigente che fu ancor pi\u00f9 sfruttata da una vorace classe baronale e borghese. Ma soprattutto venne a mancare quell\u2019influsso e quell\u2019azione di educazione ed elevazione che la Chiesa Cattolica ha esercitato con incisivit\u00e0 tramite i suoi monaci e i suoi sacerdoti sulle altre regioni d\u2019Italia e d\u2019Europa. Questa, dunque, \u00e8 la triste storia.\u00a0<\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<p align=\"justify\">Ma oggi? Dove aggrappare la speranza? Cosa pu\u00f2 fare ognuno di noi? <em>\u201cUn punto di svolta decisivo in quella storia pi\u00f9 antica si ebbe quando uomini e donne di buona volont\u00e0 si distolsero dal compito di puntellare l\u2019Imperium romano (\u2026). Il compito che invece si prefissero fu la costruzione di nuove forme di comunit\u00e0 entro cui la vita morale potesse essere sostenuta, in modo che sia la civilt\u00e0 sia la morale avessero la possibilit\u00e0 di sopravvivere all\u2019epoca incipiente di barbarie e di oscurit\u00e0. (\u2026) da qualche tempo anche noi abbiamo raggiunto questo punto di svolta. Ci\u00f2 che conta, in questa fase, \u00e8 la costruzione di forme locali di comunit\u00e0 al cui interno la civilt\u00e0 e la vita morale e intellettuale possano essere conservate attraverso i nuovi secoli oscuri che gi\u00e0 incombono su di noi. E se la tradizione delle virt\u00f9 \u00e8 stata in grado di sopravvivere agli orrori dell\u2019ultima et\u00e0 oscura, non siamo del tutto privi di fondamenti per la speranza.\u00a0<\/em><\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<p align=\"justify\"><em>Ed \u00e8 la nostra inconsapevolezza di questo fatto a costituire parte delle nostre difficolt\u00e0. Stiamo aspettando: non Godot, ma un altro San Benedetto, senza dubbio molto diverso\u201d.<\/em> (A. MacIntyre, Dopo la virt\u00f9, Feltrinelli, 1988). Ispirati da tutto ci\u00f2, da circa due anni un gruppo di imprenditori italiani, tra cui diversi calabresi, hanno iniziato a costruire \u201cluoghi\u201d generativi di amicizia che, lungi dal lamento, mettono a tema in maniera sistematica fatti del proprio lavoro con lo scopo di aiutarsi per vivere tutto all\u2019altezza dei desideri del cuore. Le dodicimila persone che hanno visitato la mostra li hanno incontrati e sono state \u201csfidate\u201d a tener conto dei desideri del cuore nel lavoro, cio\u00e8 viverlo non pi\u00f9 come schiavit\u00f9 ma come luogo di elezione per la realizzazione di s\u00e9, sapendo che il profitto non basta, e che il buon lavoro \u00e8 un\u2019amicizia che costruisce. Chiss\u00e0! Forse un nuovo San Benedetto, anche se molto diverso, \u00e8 gi\u00e0 tra noi! Ad ogni modo, dopo la barbarie, occorre un lavoro paziente perch\u00e9 bisogna restaurare l\u2019umano.<\/p>\r\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo \u00e8 tratto dal n. 100\u00a0della rivista Il Serratore<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":1073,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[48],"tags":[],"class_list":["post-1072","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/ilserratore.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/monachesimo-benedettino-orig-scaled.png","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1072","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1072"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1072\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1214,"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1072\/revisions\/1214"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1073"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1072"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1072"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1072"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}