{"id":1036,"date":"2025-04-30T12:01:00","date_gmt":"2025-04-30T12:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilserratore.it\/?p=1036"},"modified":"2025-12-31T12:55:36","modified_gmt":"2025-12-31T12:55:36","slug":"tradizioni-greco-latine-nelle-credenze-popolari-di-corigliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/2025\/04\/30\/tradizioni-greco-latine-nelle-credenze-popolari-di-corigliano\/","title":{"rendered":"Tradizioni Greco-Latine nelle credenze popolari di Corigliano"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group has-global-padding is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p align=\"justify\">\nL&#8217;analisi che cercher\u00f2 di sviluppare di seguito non \u00e8 una ricerca personale n\u00e9 storica n\u00e9 etnologica. Si tratta piuttosto di una serie di suggestioni e quindi di considerazioni che ho ricavato dalla lettura di un interessantissimo saggio di Emanuele Lelli dal titolo \u201cSUD ANTICO\u201d (Saggi Bompiani). L&#8217;autore partendo da una ipotesi, verificata poi sul campo, coniugando filologia classica ed etnologia ha dimostrato come \u201cla memoria degli antichi contadini dell&#8217;Aspromonte o dei pastori abruzzesi, degli allevatori salentini, o dei caprai dei Nebrodi, abbia conservato in modo sorprendente credenze, superstizioni, gesti quotidiani, rimedi terapeutici, motivi di canto, proverbi ed espressioni idiomatiche che derivano, per ininterrotta tradizione orale, dal mondo antico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In poche parole, il prof. Lelli attraverso una ricerca sul campo voleva dimostrare ed ha dimostrato come dal mondo Greco e poi Romano sia arrivato fino a noi tutto quello che abbiamo citato pi\u00f9 sopra. Per esplicitare ulteriormente quanto detto dal prof. Lelli possiamo cos\u00ec sinteticamente riassumere: individuato un modo di dire, una superstizione, ecc. ecc. si \u00e8 cercato un riferimento in un testo classico che attestasse quanto individuato. E successivamente una lunga e meticolosa ricerca sul campo, soprattutto in Calabria ma anche nel Salento ecc., che ne dimostrasse ancora oggi l&#8217;uso o almeno la memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Vediamo allora di rintracciare anche a Corigliano, almeno nella memoria dei pi\u00f9 anziani ci\u00f2 che resta di questo ricco e interessante patrimonio che purtroppo si sta perdendo.<\/p>\n\n\n\n<p align=\"justify\">\nCorigliano, come si sa \u00e8 ricca di modi di dire, credenze, superstizioni, motivi di canto, rimedi terapeutici, gesti quotidiani, proverbi, espressioni idiomatiche che molto probabilmente sono sedimentazioni appunto legate all&#8217;antico. Sicuramente a ci\u00f2 non sono, per esempio, estranei i primi insediamenti (976 d.c. circa) dei profughi Mauresi (di lingua e religione greca, cio\u00e8 bizantina) dopo la distruzione di San Mauro da parte dei Saraceni. In ogni caso per quello che riguarda l\u2019oggetto della nostra trattazione, come vedremo, si tratta di qualcosa che definire \u201cfolklore\u201d sarebbe riduttivo e inesatto. Si tratta piuttosto di un repertorio etnografico che malgrado tutto sopravvive con tutta la sua carica di valenze \u201cse non nelle pratiche, almeno nella memoria degli anziani di oggi\u201d come ho detto sopra e come afferma il prof. Lelli. In ogni caso nella sua lunga esistenza, Corigliano (i suoi abitanti) \u00e8 sicuramente venuta a contatto con genti della vasta Koin\u00e8 di Sybaris, prima, di Thurio e Copia dopo, e ne ha acquisito quello che ancora rimane in termini di memorie folkloriche, etnografia (credenze, testimonianze) e che vuole essere l&#8217;argomento di questa breve analisi. Non \u00e8 da escludere naturalmente l\u2019apporto che successivamente arriv\u00f2 a Corigliano dai Basiliani\/Bizantini come testimonia anche la costruzione del vicino Patire (anno 1095) e la loro sede amministrativa in un bel palazzotto sito in fondo a via Toscano a San Luca.<\/p>\n\n\n\n<p>Partiamo dalle consuetudini legate al lutto.<\/p>\n\n\n\n<p>La ritualit\u00e0 del lamento funebre e non solo quello \u00e8 uno dei tratti culturali che pi\u00f9 si sono conservati nelle tradizioni popolari meridionali. Come ci ricordava anche A. Russo nella sua \u201cA Purtella\u201d riferendosi a questi riti; a Corigliano quando moriva il marito\u2026 \u201cla vedova per una settimana non riassettava le stanze, non accendeva il focolare e non si coricava nel letto matrimoniale che rimaneva disfatto. Quando moriva la moglie, il marito non si faceva la barba per una settimana e portava il lutto per tre anni\u201d. Il marito rimasto vedevo veniva chiamato \u201ccattivo \u201ccio\u00e8 \u201ccaptivus\u201d nell&#8217;accezione latina del termine. Cio\u00e8 prigioniero. Per usi simili, ci sono riferimenti ed attestazioni in Callimaco (310 a.c.), Petronio (22 a.c.).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma veniamo ad altre credenze:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>-\u201cSi canta ra pigula (la civetta) gh\u00e8 malaguriji\u201d e nella casa dove guarda morir\u00e0 qualcuno. Ne parla Teofrasto nel III sec. A.C.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>-Da ragazzi, molti di voi lo ricorderanno, quando volevamo verificare se una ragazza ci amasse o meno si prendeva una foglia di papavero o di rosa e si poggiava sul pollice e indice che formavano un cerchio e si faceva schioccare, se non accadeva significava che non si era corrisposti. Ne parla Teocrito (315 a.c.). Sempre sullo stesso tema e sempre in Teocrito troviamo conferma di un\u2019altra credenza cio\u00e8 quando batte l\u2019occhio destro vuol dire che qualcuno che ci vuole bene ci pensa (\u201cquanni sbatta l\u2019uocchji rest(r)i ancuni mi minest(r)a) se invece a sbattere \u00e8 il sinistro qualcuno parla male di noi. Stesso discorso con lo stesso valore \u201cominoso\u201d (di premonizione, di cattivo augurio, nefasto) anche quando \u201cfischia l\u2019orecchio\u201d di cui parla anche Plinio (anno 23 d.c.). Mia madre diceva quando le fischiava un orecchio: \u201cRicchja manchi u parramienti \u00e8 franchi, ricchja rest(r)a chini ti cocia e chini ti minest(r)a\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Passiamo ora al repertorio dei segni premonitori delle condizioni atmosferiche:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Quando le mosche mordono (\u201csuni arraggeti\u201d) il tempo si guasta.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; quando la cornacchia (\u201ca ciavula\u201d) gracchia chiama l\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Quando il gatto si lava la testa sopra le orecchie piover\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti precetti riportati nella \u201cGeoponica\u201d raccolti fin dai tempi di Plinio.<\/p>\n\n\n\n<p>E ancora:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; quando arriva una persona inaspettata e che non si vedeva da lungo tempo da noi si diceva, almeno mia madre lo diceva: \u201cm\u00f2 giremi \u2018na seggia\u201d (qualche altro pi\u00f9 modernamente diceva. \u201c\u2019mo sparemi i botti\u201d). Ebbene questa tradizione \u00e8 contenuta nel papiro che riporta i \u201cmimiambi\u201d di Eronda, poeta ellenistico (III sec. a.c.)<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Quando la luce mancava e si accendeva una candela o una lucerna e senza un motivo apparente questa si spegneva si diceva che era di malaugurio, e quando la fiammella ondeggiava senza movimento d\u2019aria significava che il tempo peggiorava. Ne parla Asclepiade un epigrammista ellenistico.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Quando si mette a covare la chioccia, il numero delle uova deve essere dispari (Varronne r.r.3,9,12, ed anche Columella (8,5,12 Geogr.)<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Quando due ragazzini (io lo ricordo perfettamente) volevano diventare amici si prendeva un sassolino e si sputava sopra ambedue le facce e poi si buttava lontano dichiarando che allora dovr\u00e0 venir meno l\u2019amicizia stipulata quando sar\u00e0 ritrovato il sasso. Questo rito legato al valore simbolico della pietra lo troviamo in Deucalione presso i greci ripreso poi dai romani che avevano anche il \u201cJovem lapidem&#8221;. Di questa tradizione greco-romana ne parla anche il Dorsa (pag. 137, La tradizione greco-latina negli usi e nelle credenze popolari della Calabria Citeriore anno 1884).<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro episodio riguarda lo scoprirsi il seno da parte di una donna durante \u201c\u2019na scerra\u201d. Io personalmente vi ho assistito una sola volta e precisamente davanti \u201ca ru caneli\u201d del Fondaco. Due donne litigano animatamente con contorno di gridate e bestemmie e ad un certo punto una delle due si scopre il seno (\u201ci minni\u201d) in segno di maledizione verso l\u2019altra. \u201cIl dirus\u201d latino. Ma questa tradizione ha origini pi\u00f9 lontane, ne parla Eschilo nelle \u201cCoefore\u201d a proposito di Clitennestra che implora Oreste di non ucciderla (si tratta di \u201cghenethl\u00ecoi ar\u00e0i\u201d -maledizioni parentali) ma c\u2019\u00e8 un riferimento ancora pi\u00f9 antico, anche se con un significato leggermente diverso nell\u2019Iliade di Omero quando Ecuba implora Ettore affinch\u00e9 non combatta con Achille.<\/p>\n\n\n\n<p>Da piccolo ricordo che quando si diceva una bugia i genitori subito redarguivano:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cU ddiri a minzogna ca si no ti ghescia \u2018\u2019na \u2018nzita supri u nesi\u201d. Ebbene anche questa tradizione era presente nel mondo greco e ne parla Teocrito.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ancora esaminiamo alcuni modi di dire:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u201cNami spartuti u suonni\u201d cio\u00e8 ci siamo divisi il sonno per dire di una lunga e importante amicizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne parla ancora Callimaco e per la morte del suo amico Eraclito scrive:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMi hanno detto, Eraclito, della tua morte, e ho pianto. Ho ricordato quante volte noi due chiacchierando abbiamo coricato il sole.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ppi capiri si tieni \u2018n\u2019amichi ti ccia mangeri assiemi \u2018nu cunteli i seli\u201d (Ne parla negli stessi termini Aristotele).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ha persi i voji e bba truvanni i corni\u201d (Zenobio. 1, 100)<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Se cchji\u00f9 u fissi a casa sua cu sberti a casa r\u2019autri\u201d (Citaz. in Cicerone).<\/p>\n\n\n\n<p>Volevo riportare ora anche quanto Vincenzo Dorsa scrisse nel suo \u201cLa tradizione Greco-Romana negli usi nelle credenze popolari della Calabria citeriore\u201d gi\u00e0 citato. (anno 1884).<\/p>\n\n\n\n<p>Iniziamo ad analizzare i simboli contenuti nella legenda coriglianese relativa a \u201cu trisori i Santa Catrina\u201d. Ricordo brevemente che si tratta di un tesoro sotterrato nei presi della chiesetta di \u201cSanta Catrina\u201d che consiste in una chioccia d\u2019oro e relativi pulcini che si acquisisce se si riesce a mangiare una melagrana senza far cadere a terra neanche un chicco, di notte su di una pietra piatta e liscia, naturalmente dopo essere stato avvisato in sogno da un \u201cfolletto\u201d e seguendo alcune regole.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I simboli sono:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cil tesoro sotterraneo\u201d chiaro riferimento al mito di Pluto dio della ricchezza e del mondo sotterraneo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa gallina d\u2019oro\u201d, che ricorda il sacrificio di una gallina citato anche da Esculapio in molti riti esoterici.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa melagrana\u201d riferimento a quella raccolta da Proserpina nei giardini dei Campi Elisi e che Cerere avendone mangiato sette chicchi perde il beneficio del riacquisto della figlia. (Dorsa op. cit: pag. 27)<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni sincretismi (fusioni o mutazioni di elementi fra religioni diverse):&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL\u2019acqua muta\u201d, la notte dell\u2019Epifania dalle fontane usciva olio e affinch\u00e9 l\u2019incantesimo non si rompesse bisognava restare muti. Vi \u00e8 un chiaro richiamo alle feste delle stagioni (solstizio) che i popoli primitivi e poi greci e romani fecero propri con l\u2019istituzione delle Saturnali. Feste istituite per ringraziarsi gli dei.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u201cU primi i dicembri si minta ra frissura\u201d, anche questa \u00e8 una tradizione di origine pagana. Ne parla Plinio (Hist.N. XVIII,8). Riti, questi, antichissimi mutuati dai greci nei Saturnali e poi proseguiti nei riti del \u201csole invictus\u201d nel solstizio d\u2019inverno.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u201cPasca marzatica o murtilit\u00e8 o famatica\u201d. Quando la celebrazione di Pasqua capitava nel mese di marzo. Anche questo \u00e8 un sincretismo che riguarda il mese di marzo (come dice ancora il nome dedicato a Marte dio della guerra. Nel calendario romano marzo era il primo mese dell\u2019anno). \u201cLaddove marzo rappresenta la lotta confusa degli elementi in contrasto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u201cQuattri aprilanti juorni quaranta\u201d. Questo modo di dire \u00e8 legato agli amori di Marte e di Venere che sono poi l\u2019incontro dei due pianeti di cui parla anche Omero. Si dice, anche a Corigliano, che aprile avesse chiesto a marzo dei giorni in prestito e se in quei giorni avesse piovuto questo fenomeno si sarebbe ripetuto per quaranta giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u201cI lavurielli i Pasca\u201d : come si sa a Corigliano durante le feste pasquali si solevano preparare \u201ci lavurielli\u201d che consistevano nel far germogliare al buio, in apposite formine, del grano e poi esporle per adornare \u201ci subburchi\u201d, i sepolcri. Ebbene anche questo \u00e8 un sincretismo ripreso dal cristianesimo ma che aveva origini (pagane) ben pi\u00f9 antiche. Si tratta di un chiaro riferimento agli \u201corti di Adone\u201d di cui parla Eschilo e anche Teocrito (Iddill. XV). Era questa una \u201critualit\u00e0 misterica\u201d legata al risveglio primaverile della natura dal sonno invernale.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u201cPassa ll\u2019ura e dicia ammen\u201d cio\u00e8 passa l\u2019ora e dice amen. Si diceva quando si voleva far smettere ad un bambino di imitare un difetto altrui. Pi\u00f9 correttamente si dovrebbe dire: \u201cpassa Lora (Lara) e dice amen. Lara, deformata il \u201clora\u201d era la dea dei morti, Lara oppure Mania la madre dei Mani.<\/p>\n\n\n\n<p>A conclusione di questa breve disamina penso, sia sufficientemente chiaro, che il quadro naturalmente non \u00e8 completo e che sicuramente altre credenze, altri riti, altre leggende aspettano che qualcuno le faccia rinascere collegandole come hanno fatto il Prof, Lelli e il Dorsa al passato che in qualche modo continua a vivere in noi; malgrado la rutilante modernit\u00e0 travolga e sotterri, o cerca di farlo, le nostre radici. La presenza, ancora oggi, di queste credenze \u201cmolto probabilmente non si tratta di casualit\u00e0\u201d, n\u00e9 di \u201cfolklorismo di riporto\u201d come conclude il prof. Lelli. Molti indizi ci dicono il contrario: prima di tutto anche la loro presenza in aree lontane fra di loro, anche se queste credenze giungono fino a noi per tradizione orale \u201csenza essere inserite nei canali della trasmissione documentaria dotta\u201d. Senza la conoscenza del passato non c\u2019\u00e8 futuro. Ma in ogni caso \u00e8 bello ricordare e non far disperdere le nostre tradizioni.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;analisi che cercher\u00f2 di sviluppare di seguito non \u00e8 una<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":1045,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[48],"tags":[],"class_list":["post-1036","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/ilserratore.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/IMG_0047-scaled.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1036","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1036"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1036\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1046,"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1036\/revisions\/1046"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1045"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1036"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1036"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilserratore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1036"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}