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Continuano i lavori di recupero per l’ex convento del Carmine e per l’antico concio di liquirizia PDF Stampa E-mail
 Saranno organizzate visite guidate per far riscoprire uno dei luoghi più belli del territorio coriglianese

 


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Il lungo lavoro di recupero dell’ex convento del Carmine e dell’ex concio di liquirizia appartenuto ai baroni Compagna prosegue con ammirabile coerenza e tenacia, grazie all’impegno di un imprenditore, Tonino Argentino, che da anni sta cercando di sottrarre al degrado e all’abbandono una delle zone del territorio coriglianese più pregiate da un punto di vista storico ed ambientale. La valle del Pendino, che è attraversata dal fiume Coriglianeto, è infatti ricca di emergenze architettoniche ed industriali,

tanto che negli anni scorsi si è sviluppato un vivace dibattito sull’opportunità di creare un vero e proprio parco ambientale, che partendo dall’ex macello e risalendo lungo il fiume fino ad arrivare alla vecchia centrale elettrica, costituisse non solo una testimonianza da sfruttare a fini turistici ma una risorsa economica a sostegno del sovrastante centro storico. Una specie di “cerniera” tra il paese “di sopra” e la pianura. Un’area attrezzata di ostelli, ristoranti, strutture museali che sia il primo punto di accoglienza per i flussi turistici da tutti auspicati. In tal modo si risanerebbe un quartiere notevolmente disagiato e nello stesso tempo si risolverebbe alla radice il problema dell’afflusso di traffico pesante (pullman).

L’elenco degli edifici monumentali che insistono su quest’area è notevole. Abbiamo già accennato all’ex macello comunale, in origine palazzo Sanseverino. Accanto ad esso sorge il cosidetto “Palazzetto” appartenuto anch’esso ai Sanseverino e poi, risalendo, si trovano l’antica chiesetta di San Marco, la Loggia dei Mercanti, il complesso costituito dalla chiesa del Carmine con l’ex concio di liquirizia, l’ex convento dei Fatebenefratelli (dove sorse il primo rudimentale ospedale di Corigliano) e poi i vecchi mulini ancora esistenti fino ai ruderi della centrale elettrica.

Luoghii incantevoli, come ben sanno quanti hanno avuto la fortuna di effettuare la “risalita” del fiume, immersi in uno scenario naturale che presenta una infinita varietà di flora e di vita animale.

Ma torniamo ai lavori sul complesso del Carmine. Sono stato a visitarlo nei giorni scorsi su invito dello stesso Argentino ed ho potuto verificare le numerose “scoperte” fatte in questi ultimi mesi. Cisterne, condotte d’acqua, un articolato sistema di scarico delle acque dopo l’utilizzazione nel concio, muri che consentono di riscoprire l’antica planimetria della zona e le modifiche subite nel corso dei secoli. Una specie di libro che, pagina dopo pagina, “racconta” le vicende insediative e produttive di quello che è stato uno dei pochi “stabilimenti” produttivi del territorio. In quei locali, che a vederli da vicino, sono di una insospettata ampiezza, dopo la produzione della liquirizia si è avuto un tentativo di produzione di pelli conciate e poi un lanificio.

Nelle foto che accompagnano questa nota abbiamo cercato di rendere visibili le tracce delle recenti scoperte, anche se ci rendiamo conto che solo una visita sul posto può far capire la suggestione del luogo, la sua forza produttiva, la sua felice collocazione. Tonino Argentino si è detto disponibile a “visite guidate” da organizzare a partire dal prossimo mese di maggio e se il progetto andrà in porto ne terremo puntualmente informati i nostri lettori.

Intanto godiamoci le foto.