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La tragedia e la farsa PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo Viteritti   
Martedì 16 Febbraio 2010 11:58
La Calabria si sfascia, ma il PONTE si farà!

Le impressionanti immagini della collina di Maierato, nel vibonese, che si sfalda e comincia ad avanzare travolgendo e distruggendo tutto quello che le si para davanti ieri sono state diffuse dalle principali reti televisive italiane ed europee. Erano il simbolo evidente di una regione che, letteralmente si avvia allo sfascio ambientale. “La Calabria – ha scritto Matteo Cosenza sul Quotidiano – frana. Tragicamente, tranquillamente. Oscenamente, silenziosamente.

 Ora come sempre, oggi più che ieri. Perfino le tombe e le cappelle di un cimitero non sono al sicuro”. E non solo i cimiteri: le strade, i ponti, le case, le coste, gli agrumeti, le piccole industrie realizzate con il lavoro di una vita. A leggere i giornali di oggi la Calabria sembra una zona di guerra. Nel messinese, poi, di fronte alle coste calabresi, sono migliaia gli sfollati di San Fratello, in un contesto ambientale simile a quello calabrese.

Eppure nelle stesse ore, oscenamente, tranquillamente (non ci sono aggettivi più adeguati), un ministro della repubblica italiana, Altero Matteoli ancora una volta proclamava con stentorea sicurezza che “il ponte sullo Stretto si farà!”. Addirittura, di “spirito profetico dotato”, indicava la data di conclusione dei lavori: gennaio 2017. Il candidato alla presidenza della Regione per il centrodestra, tal Giuseppe Scopelliti, da Reggio Calabria, presente all’annunciazione di Matteoli, annuiva soddisfatto.

Sono disponibili, affermava il ministro, 1,3 miliardi di euro. E i restanti 5 miliardi, necessari? Silenzio. Ci dovrebbero pensare dei fantomatici “privati”, di cui si evita accuratamente di fare i nomi. Ma che importa: per il berlusconismo i fatti sono un optional, valgono gli annunci, la promozione, la vendita dei sogni.

Ma quando la farsa dell’illusionismo si scontra con la tragedia della realtà, in tutti dovrebbe scattare un sentimento di repulsione, un corale “adesso basta” dovrebbe travolgere con la forza di una reazione violenta questa politica di rapina e di saccheggio del territorio. Con un miliardo di euro si metterebbero al sicuro decine di frane; si costruirebbero ospedali; si farebbero strade; si metterebbero fiumi in sicurezza. Ma per i berlusconidi di ogni grado, e soprattutto per quelli periferici, il buonsenso è un lusso che non possono permettersi, protesi come sono ad assumere quel ruolo di “clone” a cui sono chiamati dal grande capo, se vogliono raccogliere qualche briciola del grande banchetto allestito sulle povere spoglie dell’Italia e persino della Calabria, che tanto appetitosa non appare.

Il fantomatico ponte si dimostra sempre più per quello che è: uno spettacolo allestito per la plebe, come nell’antica Roma, per distrarla da altri più pericolosi pensieri e ragionamenti. Se continua così, fra alcuni anni non esisterà letteralmente il suolo su cui poggiare i pilone del gigantesco ponte, divorato da frane o alluvioni. Ma intanto qualcuno si sarà “mangiato” quel miliardi e trecento milioni di euro, e non saranno stati certo i calabresi.