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Castello ducale: sette anni dopo PDF Stampa E-mail

 Il 15 dicembre del 2002 il castello ducale veniva “restituito” alla città di Corigliano. Dopo sette anni quella data è uscita dalla cronaca ed è entrata nella storia della vita sociale e culturale della città. Un invito alla discussione.

Sono passati sette anni da quella domenica del 15 dicembre del 2002 quando, dopo lunghi lavori di recupero e restauro, fu “restituito” alla città il suo castello ducale. Una cerimonia inaugurale sobria e solenne, con una significativa partecipazione popolare, che rappresentò uno dei momenti più alti dell’azione del sindaco Genova. Per il Movimento Centro Storico per Corigliano, che era parte integrante di quella maggioranza amministrativa, fu uno dei successi più concreti nell’attuazione del programma proposto agli elettori. Per me fu il coronamento di un sogno coltivato con tenace passione per oltre vent’anni, da quando, nel 1980, fui incaricato, con Stefano Scigliano, di fare l’inventario degli arredi del castello acquistato dal Comune da pochi mesi.

Io avevo una piccola macchina fotografica “kodak” e con pazienza nel corso di alcune settimane eseguimmo il nostro compito. E fummo i primi, io e Scigliano, a renderci conto del patrimonio di arredi e opere d’arte che il castello ancora conteneva e che lo avrebbero reso, dopo il restauro, così suggestivo e affascinante. La sorpresa fu grande perché potevamo trovare l’antica fortezza priva di beni di valore. Invece era desolata, cadente, quasi crollante su se stessa, ma tuttavia “piena” di tesori che la generosità dei Compagna vollero lasciare alla comunità.

Di quella memorabile giornata è rimasto un bel film realizzato dalla RTS di Pasquale Rizzo ed un numero speciale monografico del Serratore (il n. 72) dedicato interamente all’avvenimento.

Dopo sette anni è tempo di bilanci. L’esperienza accumulata andrebbe studiata e assunta come base di partenza per una decisione definitiva sul modo migliore di gestire la struttura e di esaltarne il ruolo propulsivo per l’immagine della città e del suo centro storico.

Ricordo che nell’immediatezza delle decisioni da assumere, nel 2003 fu esclusa l’ipotesi di una gestione diretta della struttura da parte del Comune. Prevalse l’idea di una modalità di gestione capace di produrre un autofinanziamento del museo-castello, tale da concorrere alle spese necessarie per il suo mantenimento, pur con le cautele derivanti dall’ovvia considerazione che si trattava di un bene storico e culturale, da tutelare e conservare con le dovute attenzioni.

Non c’erano in Calabria esempi di simili gestioni alle quali ispirarsi, e quindi apparve utile operare in modo da affiancare agli studi e alle previsioni teoriche già disponibili una serie di dati che potevano derivare solo da concrete attività operative.

Si decise allora di ricorrere ad una “gestione provvisoria e sperimentale”, attuata al fine di acquisire notizie certe sui flussi reali dei visitatori, sugli incassi che ne potevano derivare, sulla idoneità per convegni e mostre e sul funzionamento complessivo della struttura.

Intanto quell’Amministrazione comunale che aveva nel suo programma un serio e concreto piano di interventi per il centro storico, esauriva il suo compito. Nel novembre del 2005 il Movimento Centro Storico abbandonava la maggioranza, stanco delle fibrillazioni e degli sfilacciamenti che ritardavano l’azione amministrativa. Nel febbraio successivo il sindaco Genova si dimetteva per candidarsi alle elezioni politiche.

Non fu quindi possibile trarre le dovute conseguenze da quel periodo di transizione e di sperimentazioni. Avremmo voluto, noi del Movimento Centro Storico e il sindaco Genova, avviare un ampio dibattito proponendo i dati e le esperienze disponibili e coinvolgendo le migliori intelligenze e gli esperti del settore, nella convinzione che il castello di Corigliano avesse dato sufficienti dimostrazioni di poter diventare un punto di riferimento turistico e culturale per l’intera regione Calabria.

La traumatica successione di eventi degli anni successivi, a tutti ben nota, ha avuto ovviamente ripercussioni anche sulla “questione castello”, con altri quasi quattro anni di gestione “provvisoria e sperimentale” (l’ultima scadenza è quella del 31 dicembre 2009).

Adesso il cammino può essere ripreso, avendo alle spalle dati ed esperienze su cui riflettere, a cominciare dal fatto che il castello è stato sempre aperto al pubblico dalla data della sua inaugurazione ad oggi. Ciò ha permesso un’affluenza di circa 200 mila visitatori, di cui più della metà paganti. Un dato confortante se paragonato ad altri siti culturali calabresi, ma ancora lontano dalla potenzialità del castello, da collocare fra le 40 e le 60 mila presenze annue paganti.

Si sconta l’obiettiva difficoltà di imporre, su un “mercato” affollatissimo come quello dei beni culturali italiani, un “prodotto” praticamente sconosciuto a livello nazionale. La concorrenza è agguerrita. Tutte le regioni meridionali sono da anni impegnate in uno sforzo notevole di valorizzazione dei loro siti architettonici più interessanti. Nei tre anni e due mesi di competenza del sindaco Genova (gennaio 2003 – febbraio 2006), non potendo contare sugli ingenti fondi necessari per campagne pubblicitarie a livello nazionale, la scelta fu quella di far conoscere e apprezzare il castello attraverso una serie di eventi che hanno attirato a Corigliano studiosi, personaggi e giornalisti di fama nazionale e internazionale, che poi sono diventati – a costo zero – i migliori ambasciatori (spesso entusiasti) della bellezza del castello e della sua funzionalità come contenitore culturale. L’elenco è lunghissimo. Citiamo solo maestri della cinematografia mondiale come Giuseppe Tornatore o Krysztof Zanussi; il grande fotografo Gianni Berengo Gardin; Arodo Tieri e Giuliana Lojodice; Rino Gattuso e Michele Santoro.

Di conseguenza Corigliano e il suo castello hanno avuto risonanza a livello nazionale, con ampi servizi apparsi, tra l’altro, su Repubblica, il Sole 24 Ore, il Foglio, l’Unità, Bell’Italia, il Giornale, il Corriere della Sera, i quotidiani calabresi, oltre che con servizi radiofonici e televisivi sulle reti RAI e su tutte le televisioni regionali.

Ma anche negli anni successivi il castello ha ospitato centinaia di eventi spettacolari e culturali che ne hanno fatto un simbolo della rinascita culturale coriglianese. Voglio ricordare solo le due splendide mostre di Mimmo Rotella e Pasquale “Mimì” Santoro o le edizioni della “Notte Bianca”.

Occorre adesso capitalizzare gli sforzi fatti e affrontare la nuova, decisiva fase che sta per aprirsi con impegno, fantasia, professionalità.

Il castello è da tutti riconosciuto in modo indiscutibile come uno dei più belli dell’Italia meridionale. La sua forza simbolica ed attrattiva sarà esaltata se quanto è stato programmato i questi anni avrà un naturale sviluppo. Penso al potenziamento del Garopoli come centro bibliotecario ed archivistico (oltre che come ottimo contenitore per mostre e convegni). Mi riferisco al restaurato complesso della Riforma, che accanto al teatro Valente dovrà ospitare un centro per la musica ed una scuola di teatro dedicata ad Aroldo Tieri, con annesso museo del cinema e del teatro. Penso al recupero del grande complesso dell’ex convento delle Clarisse, finanziato dalla Regione Calabria con precise destinazioni d’uso finalizzate proprio all’integrazione dell’offerta turistico e culturale della città antica (Museo del Viaggiatore, Casa della Fotografia, Museo del costume, ect). E non dimentico il finanziamento giacente inutilizzato (tre milioni di euro) concesso dalla Regione Calabria per la “viabilità e l’accessibilità” della zona circostante il castello ducale.