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Le “troppe coincidenze” di Giuseppe Ayala PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo Viteritti   
Venerdì 18 Maggio 2012 18:28
L’ultimo libro del giudice presentato dall’ITC “Luigi Palma” nell’ambito della manifestazione “Incontro con l’autore”, tenuta lo scorso 17 maggio.

L’edizione di quest’anno della manifestazione “Incontro con l’autore”, organizzata dall’ITC “Luigi Palma”, ha avuto per protagonista il giudice Giuseppe Ayala, che ha presentato il suo ultimo libro “Troppe coincidenze”. La fama dell’autore e l’occasione del ventesimo anniversario della scomparsa di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, che di Ayala furono colleghi ed amici, ha attirato presso il castello di Corigliano un numeroso e qualificato pubblico, oltre naturalmente ai giovani dell’ITC, che hanno preparato l’iniziativa. Questi, dopo gli interventi “ufficiali” della dirigente Cinzia D’Amico, dell’ispettore Franco Fusca e dell’assessore provinciale alla P. I. Maria Corigliano, hanno rivolto al giudice numerose domande che gli hanno consentito di spiegare alcuni momenti decisivi di questi ultimi vent’anni di travagliata storia italiana. Molto belli anche i momenti musicali e la presentazione di un video curato dagli stessi ragazzi dell’Istituto e dalla giornalista Emilia Pisani.
Il saggio di Ayala, pubblicato da Mondadori, espone il punto di vista, privilegiato, di chi quei fatti li ha vissuti in prima persona: il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, i legami tra Mafia e Politica, le stragi mafiose dei primi anni Novanta, in primo
luogo quelle di Capaci e di via d’Amelio, ma anche le bombe esplose nel 1993 a Roma, a
Firenze e a Milano. L’autore indaga poi sui motivi che indussero la mafia dopo il 1993 a cambiare strategia, decidendo di rinunciare all’attacco diretto allo Stato, non realizzando più attentati che comportavano l’uccisione di cittadini inermi.
Per l’ITC si è trattato di un buon momento di crescita culturale e sociale, vivacizzato, nella parte finale, da alcuni interventi che hanno “punzecchiato” Ayala, spingendolo ad una maggiore chiarezza rispetto ad alcune questioni di attualità (ad esempio la recente presa di posizione del procuratore antimafia Grasso contro il giudice Antonino Ingroia).
Io da parte mia avrei voluto chiedergli se era proprio necessario pubblicare il suo libro con una casa editrice di proprietà di una signora che si chiama Berlusconi, proprio come quel politico che dopo le stragi del 1992 non si vergognò di convivere nella sua villa di Arcore con un noto mafioso. Non l’ho fatto per non guastare il clima dell’incontro. Ma la domanda rimane.