Vintage

il serratore

Consulta i vecchi numeri



dal numero 1 al numero 30

Cartoline d'epoca

J!Analytics

Pascoli, parliamone senza retorica PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione   
Venerdì 11 Maggio 2012 10:25
Nel centenario della scomparsa dell’autore della “cavallina storna” gli “Amici del Castello” organizzano un incontro presso il teatro Valente per sabato 12 maggio alle ore 18,00. Relatori saranno Franco Liguori e Giovanni Sapia.

Cent’anni fa, il 6 aprile 1912, moriva a Bologna il primo grande poeta italiano contemporaneo. Aveva cinquantasette anni e la sua fama era diffusa in ogni angolo del paese. Sul “Popolano”, il periodico locale coriglianese, la notizia fu data con rilievo sulla prima pagina nel n. 9 del 22 aprile. “ Giovanni Pascoli non è più - scriveva il cronista – e dopo tante trepidazioni ed i voti fatti da tutti i cuori per la guarigione del gran poeta,
Bologna e l’Italia ed il mondo cui apparteneva (chè il genio non ha patria, ma è cittadino del mondo), appresero con lo schianto nell’animo la notizia ferale della morte del poeta geniale, sublime, degno successore del Carducci sulla cattedra di quell’Università che ha il vanto di essere chiamata la dotta”.
Nei decenni successivi, e fino ai nostri giorni, Pascoli è poi diventato uno dei pilastri di ogni programma scolastico di letteratura italiana, come il Manzoni per esempio, subendone fatalmente il destino di essere amato o odiato, senza mezze misure. Il suo modo di vedere la realtà, con la valorizzazione del particolare e del quotidiano, ha dovuto sempre fare i conti con un certo tipo di insegnamento scolastico che, facendo imparare a memoria le sue poesie, le trasformavano in una sorta di stucchevoli filastrocche per lo più noiose e, per molti, senza senso. Ma se si supera l’ostacolo della poesia “imposta” dal maestro o dal docente, di colpo la prospettiva cambia e ci si accorge che i versi di quel ritroso poeta ottocentesco catturano e costringono a riflessioni di straordinaria modernità. “Entrare nell’orizzonte pascoliano - ha osservato il critico Cesare Garboli – senza esserne complici, è un’esperienza simile ad una tortura; ma, una volta entrati, fatto il primo passo, chiudere l’argomento e tagliare la corda è impossibile: le viscere pascoliane non hanno fine, perché non hanno forma”.
E Franca D’agostini, docente di storia della filosofia del Novecento, vede nella poetica pascoliana del “Fanciullino” una metafora di liberazione. “Per ricercare la verità - ha detto - occorre riguadagnare uno sguardo libero, originario, fanciullesco e, volendo, nichilistico, sulla realtà”. Insomma, interpellare il famoso “fanciullino” è un modo per fare piazza pulita di tradizioni culturali pesanti che ci condizionano.

Ce n’è abbastanza per rendere stimolante e interessante l’incontro dedicato alla figura e all’opera di Giovanni Pascoli, organizzata dagli “Amici del Castello” per sabato 12 maggio, alle ore 18,00, presso il teatro Valente, nel centro storico di Corigliano. Franco Liguori, “racconterà” la storia dei rapporti tra il Pascoli e la Calabria, che sono molto più numerosi e coinvolgenti di quanto comunemente si creda. Giovanni Sapia, invece, esporrà le sue riflessioni, da “lettore qualunque”, come tiene a precisare, su un poeta che ha avuto caro per tutta la vita.
Per l’occasione sarà in distribuzione anche il primo numero della nuova serie del Serratore, una rivista la cui presenza ha caratterizzato la vita culturale coriglianese negli ultimi vent’anni.