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Le storie del Serratore/ La prima “Alba Jazz” fu nel 1892 PDF Stampa E-mail
Nell’estate di quell’anno la banda musicale cittadina fu invitata a suonare su una barca per accompagnare la cerimonia di inaugurazione di uno yacht del barone Compagna.

“Da un ponte di legno, appositamente costruito sulle acque scesero sulla lancia e via a bordo del vapore, seguiti dalla musica che, in un’altra lancia, effondeva sul limpido cobalto le note di allegre suonate, le quali a noi, sulla riva giungevano più del solito armoniose, quasi echi di un canto di sirene nuotanti fra le alghe del mare.” Sembra la descrizione di un momento di Alba Jazz, la fortunata manifestazione che per alcuni anni ha caratterizzato una brillante stagione culturale e turistica coriglianese. Gli ingredienti ci sono tutti: la musica da una barca, gli spettatori sulla riva, il sorgere del sole, il blu cobalto del mare di Schiavonea, ma i tempi sono diversi. Ci troviamo infatti nel 1892, convocati a Schiavonea per un evento speciale, l’inaugurazione di uno yacht di proprietà del barone Francesco Compagna. Il Popolano ha inviato un cronista d’eccezione, Domenico Gallerano, per un reportage sull’evento, dal quale prendiamo alcuni brani che ci restituiscono l’atmosfera festosa e suggestiva di una festa aristocratica e popolare allo stesso tempo.
“Erano le 7 del mattino del 30 luglio 1892. Il cielo, calmo e sereno, si annunziava come lieto presagio della festa che ci attendeva alla Schiavonia, sulle rive del maestoso Jonio. E la festa ebbe esito felicissimo, e resterà uno degli avvenimenti più belli e geniali che ci offre la Casa Compagna. Dunque erano le 7, e noi ci avviammo al mare. Sulla spiaggia ferveva un moto, un bisbiglìo, un chiacchierìo confuso di ansietà e d’impazienza; era una selva di gente con gli occhi fissi al vaporetto del Barone Compagna, al grazioso yacht che, tutto bandiere e vezzi, ritto sul terso azzurro delle acque, aspettava l’ora della sua benedizione e del suo battesimo.
Il mio orologio segnava le 8 quando il cannone, fermo sulla spiaggia, diede un rombo, cui fece eco l’inno reale suonato dalla banda paesana. Tutti ci affollammo attorno al Barone, arrivato in vettura, insieme alla sua figliuola Nanetta, un vero gioiello, tutta grazia e leggiadrìa, tutta virtù e bellezza. Recitata una breve orazione nell’artistica e ricchissima chiesa della Schiavonia, essi, in mezzo a quella folla, vennero al mare, accolti dal saluto del cannone. Per un ponte di legno, appositamente costruito sulle acque, scesero in una lancia e via a bordo del vapore, seguiti dalla musica che, in un’altra lancia, effondeva sul limpido cobalto le note di allegre suonate; le quali a noi, sulla riva, giungevano, più del solito, armoniose, quasi eco di un canto di sirene nuotanti tra le alghe del mare.
Dopo breve sosta, il Barone e la figliuola ritornarono alla Schiavonea. Non per questo la spiaggia rimase deserta: tutti, sfidando la rabbia del sole, rimasero di fronte al mare immenso che, sfiorando di spuma la sabbia cocente, pareva mormorasse la strofa di una magica poesia: la grande poesia dell’infinito. La musica, nella sua brava divisa di bersagliere, girava girava sulle onde, sempre instancabile nel suonare, mentre la voce cupa del cannone, diffondendosi lungo la riva, si affogava nelle voluttuose spire dello Ionio.
Verso le 11 la folla assopita si ridesta in una corrente di vigore: i Compagna, con la distinta famiglia Abenante e l’illustre Consigliere Provinciale sig. Giacomo Garetti, compaiono di nuovo e fra gli spari e le grida entusiastiche della folla, salgono a bordo della nave. Dopo la benedizione da parte di tre preti, la signorina Compagna scese con il padre in una barchetta per procedere alla funzione del battesimo. Questo, per chi non lo sappia, venne eseguito così. Dal mezzo di un lungo nastro- delle cui estremità uno era attaccato al vapore, l’altro era tenuto dalla signorina Compagna – pendeva, legato pel collo, una bottiglia di champagne. Quando il Barone, che la faceva da padrino, ebbe pronunciato il nome Schiavonia, imposto allo yacht, la figliola, la madrina, si libera con forza del nastro, in modo che la bottiglia, urtando nelle pareti della nave, cadde infranta sulle acque. Scoppiò allora un coro d’evviva fragorosissime che dal lido echeggiavano nell mare, dal mare al lido; ad essi armonizzarono le salmodie sacre, gli accordi della musica, gli spari di fuochi artificiali, le fucilate di 60 guardiani in lancia e i tuoni del cannone, così forti e continui che bisognava turarsi le orecchie, temendo di perdere il timpano.”
Da parte nostra aggiungiamo solo che gli spettatori entusiasti dello spettacolo erano gli acresi, gli albanesi e gli stessi coriglianesi recatisi a Schiavonea per la stagione estiva, moltissimi dei quali alloggiati nel Quadrato Compagna, che offriva una sistemazione confortevole grazie alla presenza dell’acqua potabile e di alcuni negozietti che provvedevano a tutte le necessità quotidiane dei “bagnanti”.