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Le storie del Serratore/ E un giorno Amelia se ne andò nel vento PDF Stampa E-mail
L’11 febbraio 1996 è morta, suicida, a Roma, Amelia Rosselli, una delle più grandi poetesse italiane del Novecento. Aveva 66 anni ed era figlia di Carlo Rosselli, assassinato a Parigi dai fascisti nel 1937 con il fratello Carlo. Fu a Corigliano nel 1991, protagonista della manifestazione “Poesia e Musica”.

Amelia Rosselli non si è buttata dalla finestra sfracellandosi a terra. Nell'estremo suo cammino di passione, che le ha lacerato l'anima, è volata. Se ne è andata gridando "uffa" nel nodo di vento che lei stessa ha generato. Amelia Rosselli non si è abbandonata nel vuoto. E'andata incontro alla morte lasciandosi accompagnare dall'aria. Un elemento naturale del quale normalmente non ci accorgiamo, ma che costituisce il nostro bozzolo vitale. In questo involucro impalpabile Amelia Rosselli ha maturato la sua passione per la poesia. Di quel suono articolato che è la parola lei ha inseguito la musicalità. Ho trovato nei suoi versi (forse illudendomi) la "poesia" del suo suicidio che, come ogni atto estremo, non può essere raccontato solo come fatto di cronaca, né compreso con un semplicistico "meccanismo" depressivo. Una donna che si è nutrita di musica e poesia non può aver scelto di morire senza vivere intensamente questa esperienza. Non è una bizzarria la mia, ma forse solo un religioso rispetto della sua scelta, un modo personale di mantenerne il ricordo.

Cinque anni fa, Amelia Rosselli è stata a Corigliano. Ha partecipato alla terza edizione della manifestazione “Poesia e Musica” promossa dall' Associazione "Amici della Musica" presieduta da Luigi De Bartolo. Un’esperienza di incontro tra professionisti della scrittura e autori locali nella quale i testi poetici venivano proposti come lettura, come voce, come suono.
In quell' occasione ho visto il corpo di Amelia Rosselli esile, fragile, leggero sul palcoscenico. I fari puntanti sul suo volto evidenziavano profonde occhiaie nelle quali navigavano due occhi azzurri sulla rotta della sua scrittura poetica. Dalla sua positura scomposta, raggomitolata, traspariva già la sofferenza di una crisalide prima di diventare farfalla e spiccare il volo.
La voce era roca, i versi difficili.
Ma il pubblico era silenzioso, attento a non perdere nemmeno una di quelle preziose e difficili parole.
(Il Serratore, n. 40, 1996)