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Le storie del Serratore/ Ricordo di Carlo Civico PDF Stampa E-mail
Fu uno di quei “mastri” artigiani che fecero la storia dei mestieri coriglianesi. Morto a Roma all’età di 94 anni, collaborò ai primi numeri del Serratore.

Ancora qualche mese fa ho avuto bisogno di lui per certe mie ricerche di onomastica coriglianese. Ed egli, con la consueta lucidità e precisione, mi ha fornito preziose informazioni su un pezzo di storia locale ormai lontano e, per me, altrimenti irrecuperabile.  L'attaccamento al paese natìo era qualcosa di veramente straordinario in uno come lui che, dopo 50 anni di vita "romana" e "vaticana" (vissuta a contatto con tesori d'arte e di cultura tra i più importanti del mondo), ritrovava l'appagamento emotivo più pieno e intenso nel periodico (estivo) ritorno a Corigliano.
Allora, si rinnovava in lui una specie di miracolo: i ricordi della sua vita coriglianese, sempre netti e indistruttibili nella sua memoria, si riattualizzavano, per così dire, ed egli ritrovava l'atmosfera e i personaggi di quando aveva trenta o quaranta anni. Della Corigliano 1910-1950 sapeva tutto con minuta e ordinata precisione.
Questo gli ha consentito di essere pure tra i primi e più validi collaboratori del Serratore, ove si possono gustare certi suoi originali interventi, che hanno il sapore antico e buono del pane "casarulo".
La diligenza e l'ordine cui si accennava erano tra le qualità più caratteristiche di zio Carlo. Egli era dotato di un innato, finissimo gusto per le cose belle e le collezionò, appunto, con mirabile pazienza e scrupolo, sì che le sue ricche e preziose raccolte di monete, di francobolli, di cartoline, recavano tutte il segno di una sensibilità e di una competenza, che andavano ben oltre il dilettantismo. Qui vogliamo ricordare anche un altro suo pregio: il piacere di regalare (io ho avuto il privilegio di essere stato tra i suoi beneficiari preferiti); in questo badava solo a una cosa: che l'oggetto da lui donato finisse in "buone mani".
Ma i giorni più belli trascorsi con lui (oltre a quelli solari e spensierati della villeggiatura a Schiavonea) sono stati, per me, i miei soggiorni romani dei primi anni Settanta. Era un periodo veramente bello e felice per tutti; si godeva tutti buona salute.  Allora, più di una volta andai a Roma soprattutto per divertirmi e vedere, conoscere le bellezze più note come le più nascoste della caput mundi. Bene, zio Carlo, si mise a mia disposizione. In quell'occasione potei apprezzare, oltre agli "oggetti" delle nostre visite (i Musei Vaticani, S. Pietro e altre chiese famose a cominciare dalle basiliche giubilari, le piazze più belle di Roma, ecc.), la perfetta conoscenza che zio Carlo aveva della città e dei suoi monumenti: una conoscenza dettagliata, senza la minima lacuna, estesa anche alla minuta storia di ogni singolo monumento e alle biografie (e alle curiosità che le infiorano) dei vari artisti-autori delle opere ammirate.
Credo che nessun figlio di nabbabbo americano abbia mai avuto l'onore e il piacere di disporre di una guida turistica così informata, così sensibile.
Ultimamente (da qualche anno) si era dedicato alla pittura - lui era un bravissimo decoratore e, come tale, aveva lavorato in Vaticano - raggiungendo spesso risultati notevoli, come può notarsi nel grande quadro regalato al sindaco di Corigliano e riproducente lo stemma del Comune.
Conservo gelosamente i quadri che ha voluto generosamente donare a me e ai miei familiari, sempre mosso dal suo impagabile piacere di regalare.
Guardandoli, o riprendendo fra le mani una sua moneta o una sua cartolina, ovvero rileggendo una sua lettera (scritta con grafia perfetta, gradevole, ferma ancorché di un nonagenario), mi sembrerà di essere ancora con lui, di "assaporare" ancora la sua presenza discreta e rasserenante.
(Il Serratore, n. 39, 1995)