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La strada della Cavallarizza (se mai si farà) non risolverà il problema dell’accesso al centro storico PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione   
Sabato 24 Settembre 2011 13:40
Gli Amici del Castello, in un documento rivolto alla cittadinanza e ai Commissari, avanzano proposte su alcuni dei problemi più urgenti del centro storico cittadino, da Palazzo Bianchi, al Valente, al Garopoli.

In un centro storico come quello di Corigliano, uno dei possibili settori di intervento per una rinascita è rappresentato una diffusa immissione di funzioni culturali e sociali che ridiano tono e vigore alla comunità, favorendo scambi umani e sociali, movimentando persone e infine sviluppando il turismo collegato alla cultura e alle opere d’arte.
E’ necessario allora non mortificare questa prospettiva con provvedimenti (trasferimenti di uffici comunali o giudiziari) che, sia pur dettati da comprensibili ragioni di risparmio per le casse comunali, alla lunga produrrebbero un danno infinitamente maggiore anche in termini economici per il Comune stesso.  Il costo dell’abbandono e del degrado non è facilmente quantificabile, ma sicuramente supera gli auspicati risparmi che si vorrebbero ottenere con decisioni non ben ponderate.
Senza voler riprendere il complesso problema del recupero del centro storico nella sua globalità, vogliamo, con questo documento che sottoponiamo all’attenzione dei sigg. Commissari comunali ed alla cittadinanza tutta, sottolineare alcuni problemi tra loro strettamente collegati e che riguardano l’utilizzazione dei “contenitori” culturali e sociali della città vecchia che avrebbero dovuto far scorrere nuova linfa nelle esauste vene degli antichi quartieri. Ci riferiamo al Garopoli, al complesso della Riforma (con l’annesso teatro Valente), a palazzo Bianchi, al castello ed ai finanziamenti disponibili per la sistemazione dell’area adiacente.
Il Garopoli è l’edificio storico che segna con plastica evidenza le conseguenze positive dell’Unità d’Italia. Negli anni scorsi era stato destinato ad uffici nel piano superiore. A piano terra ospitava le biblioteche, gli archivi, alcune fondazioni, gli uffici turistici, culturali e della Pubblica Istruzione del Comune e nello stesso tempo offrire possibilità di incontri, mostre, convegni, corsi d’istruzione, eventi vari.
A partire dal 2001, sono state centinaia le manifestazioni realizzate al Garopoli, con notevoli benefici economici, sociali, culturali e d’immagine per la collettività. Nel frattempo veniva trasferita in quei locali la biblioteca Pometti, ubicata in via Ospizio in una sede di proprietà privata, realizzando così una notevole economia di spesa.  
I Commissari attualmente alla guida del Comune forse non sanno che proprio poco prima del loro arrivo, l’amministrazione comunale poi sciolta per i noti motivi, aveva “svuotato” il Garopoli con brutale determinazione (e per questo hanno trovato vuoti alcuni ambienti). La prestigiosa biblioteca Pometti giace “ammassata” in alcuni locali del complesso della Riforma, assolutamente non adeguati allo scopo, come è agevole accertare dalla documentazione tecnica esistente presso gli uffici comunali (o anche con un semplice sopralluogo).
Una parte dell’archivio storico cittadino è stata invece “sepolta” nei locali seminterrati del Vecchio Municipio. Anche tale sistemazione è assolutamente inadeguata e contro ogni legge e regolamento che disciplina la conservazione degli archivi (come dimostra la corrispondenza dei competenti uffici comunali con l’Archivio di Stato di Cosenza).
Il quesito che ora si pone è il seguente: possono i signori Commissari oggi alla guida del Comune di Corigliano non provvedere a “salvare” due dei più importanti beni culturali di Corigliano e lasciarli “marcire” là dove ora si trovano in seguito ad atti amministrativi viziati da palesi illegalità compiuti dalla disciolta giunta comunale? Ricordiamo che alla biblioteca Pometti avevano fatto cospicue donazioni molte famiglie coriglianesi, arricchendone il patrimonio librario in maniera considerevole. Fra esse la famiglia Colosimo, con una donazione di oltre 8.000 volume, che merita tutela e rispetto.
Noi pensiamo che L’Archivio storico cittadino, ricostruito nella sua integrità, e la biblioteca debbano tornare nella loro naturale sede del Garopoli, dove avrebbero adeguata collocazione e, soprattutto, potrebbero essere frequentati da utenti, studiosi, ricercatori.

Per quanto riguarda l’ex convento della Riforma, che ospita il teatro Valente, risulta che tale splendido edificio è stato completamente restaurato, con fondi europei e regionali. La destinazione d’uso era chiara nel progetto di restauro: centro per la musica, le arti, lo spettacolo. Destinazione obbligata per la presenza del teatro e per la vicinanza al castello, del quale avrebbe dovuto costituire il naturale appoggio in un’ottica di gestione integrata delle due strutture.
Per questo complesso della Riforma chiediamo quindi ai sigg. Commissari:
1) Rispetto della destinazione d’uso dell’immobile, con la creazione di una scuola di teatro di tipo seminariale; l’istituzione dei corsi musicali in accordo con il Conservatorio di Cosenza; la creazione del Museo del Cinema.   
2) Lo spostamento della Biblioteca Pometti ivi incautamente “deportata” in locali, come già ribadito, non agibili per questo uso.
3) Una immediata ricognizione degli arredi, dei computer e degli strumenti musicali già acquistati, onde verificarne la disponibilità per l’uso a cui erano stati destinati.
4) Affrontare il problema della gestione legandola a quella del castello, in modo che l’affidamento provvisorio a imprese o associazioni qualificate o l’espletamento della gara d’appalto comprenda entrambe la struttura. E’ inutile sottolineare il vantaggio per l’Ente di una tale soluzione.
 
Ci ricolleghiamo in tal modo al problema della gestione del castello ducale. E’ ormai insostenibile la soluzione ora vigente. Il castello è un museo che ha bisogno di personale qualificato, rappresenta l’immagine simbolicamente più evidente della città, è il centro propulsore di iniziative capaci di attrarre flussi turistici qualificati. L’esperienza di questi anni ha dimostrato che la gestione esterna è quella più vantaggiosa per l’Ente e per la struttura. Si proceda dunque in tal senso, studiando – lo ripetiamo – la possibilità di una gestione comune con il complesso della Riforma.
Per il castello, inoltre, chiediamo con forza che sia rivista la scelta di costruire una strada nel luogo detto della Cavallarizza. I fondi disponibili sono stati erogati per garantire una viabilità d’accesso al castello e al quartiere circostante. La strada ipotizzata pare invece una inutile “scorciatoia” che andrebbe ad incidere e quindi a devastare uno dei pochi pezzi di tessuto urbano ancora integro ed abitato. Esistono inoltre problemi di consistenza del terreno, come dimostra la relazione geologica prodotta in fase preliminare dal tecnico incaricato e che si prega di rendere pubblica onde approfondire la questione.

Per quanto riguarda Palazzo Bianchi chiediamo che la prossima gara d’appalto per i lavori di rifacimento della facciata e per gli impianti, sia effettuata con il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, onde evitare ribassi tali da compromettere poi l’esecuzione dell’opera. Chiediamo inoltre che fin d’ora si provveda alla redazione del progetto relativo al completamento del recupero della struttura, prevedendo nel piano triennale delle opere pubbliche per il 2012 i fondi necessari. La disponibilità di Palazzo Bianchi permetterà di affrontare e risolvere in maniera definitiva il problema degli uffici comunali.

Corigliano Calabro, 20 settembre 2011