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Il Garopoli e la cultura a Corigliano:un patrimonio da non perdere PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo Di Martino   
Lunedì 05 Settembre 2011 11:49
Posso testimoniare, per averlo vissuto in prima persona, che gli anni del Garopoli furono quelli di più intenso e qualificato impegno scientifico svolto sulle carte degli archivi coriglianesi, riordinate da Pier Emilio Acri e da Ezia Leo. Per la prima volta erano riuniti in un unico "contenitore" gli archivi privati (Saluzzo, Solazzi, Compagna, Tieri), l'Archivio Storico Comunale (esempio più unico che raro in tutto il Mezzogiorno d'Italia), gli archivi delle Giustizie Mandamentali Napoleonico-Borboniche e della Pretura dello Stato Unitario, l'Archivio della più prestigiosa istituzione culturale della città (l'Archivio del Collegio Garopoli), l'Archivio del PNF: gli studiosi avevano, con una parte importante della Biblioteca Comunale, a loro disposizione un grande archivio di concentrazione, ottimamente coordinato, dotato di personale altamente qualificato e, soprattutto, aveva la possibilità di abbracciare in un unico sguardo tutta la storia coriglianese dal XV secolo fino ad un'ora prima del loro ingresso in archivio (Stefano Scigliano curava anche una fornitissima ed aggiornata emeroteca dove si potevano trovare le raccolte della stampa locale e più di uno studioso si è avvantaggiato di questo servizio).
Insomma, furono quelli, come ricorda Enzo Viteritti, gli anni della mostra-convegno "La città degli archivi" (2002), degli studi condotti da Luigi Piccioni sulle liquirizie calabresi, da Giuseppe Masi, da Fausto Cozzetto, da Antonello Savaglio e da un numero giammai prima visto di docenti e ricercatori dell'università che produsse un gran numero di tesi di laurea (accuratamente raccolte e catalogate presso l'allora Ufficio Beni Culturali) e una mole di saggi e articoli grazie ai quali dalle colonne del "Serratore" e di altre riviste specializzate, fu possibile "svecchiare" l'immagine storica di Corigliano. Poi tutto finì e iniziò la lunga notte. Condivido quanto ha scritto Viteritti e desidero ringraziarlo per l'impegno sempre attivo e per il suo coraggio. Spero che si possa tornare finalmente a studiare negli archivi coriglianesi così come si faceva al tempo, in un clima unico di umanità.