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Riportare al Garopoli l’archivio e la biblioteca PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo Viteritti   
Martedì 30 Agosto 2011 06:53
La (presunta) decisione dei Commissari prefettizi di utilizzare il Garopoli per alcuni uffici comunali desta notevoli perplessità. Prima bisogna porre rimedio alle illegalità compiute, salvando la biblioteca Pometti e l’archivio storico cittadino.

Sembra (non vi sono comunicati ufficiali in tal senso) che i Commissari alla guida del Comune di Corigliano stiano pensando di trasferire al Garopoli una parte degli Uffici comunali attualmente ubicati all’Ariella, in via Aldo Moro.
Proverò ad esporre in modo sintetico i motivi che rendono poco convincente, anzi dannosa, tale soluzione.
In un centro storico degradato come quello cui è ridotto ormai il nostro, la sola speranza concretamente praticabile di un minimo di rinascita passa per una diffusa immissione di funzioni culturali e sociali che ridiano tono e vigore alla comunità, favorendo scambi umani e sociali, movimentando persone e infine sviluppando il turismo collegato alla cultura e alle opere d’arte.
Per questo, in un passato non tanto lontano ma che ci si ostina a voler ignorare, era stato elaborato un piano complessivo di utilizzazione dei “contenitori” culturali e sociali della città vecchia che avrebbero dovuto far scorrere nuova linfa nelle esauste vene degli antichi quartieri.
Il Garopoli, con un ragionevole compromesso, era stato destinato ad uffici nel piano superiore. A piano terra avrebbe dovuto ospitare le biblioteche, gli archivi, alcune fondazioni, gli uffici turistici, culturali e della Pubblica Istruzione del Comune e nello stesso tempo offrire possibilità di incontri, mostre, convegni, corsi d’istruzione, eventi vari.
Ricordo che nel periodo 2001- 2006 sono state centinaia le manifestazioni realizzate al Garopoli, con notevoli benefici economici, sociali e culturali. Nel contempo veniva trasferita in quei locali la biblioteca Pometti, ubicata in via Ospizio, realizzando una notevole economia di spesa sull’affitto che si pagava. E ancora, si stava provvedendo ad una sistemazione decorosa dell’archivio storico cittadino, uno dei più importanti dell’intera Calabria.
Il Garopoli, quindi, che è l’esempio più luminoso di conseguenza positiva dell’Unità d’Italia a Corigliano per il suo essere stato sede di un prestigioso convitto ginnasio, avrebbe continuato a svolgere il suo ruolo di contenitore culturale a un buon livello.
Accanto al Garopoli avrebbero dovuto svolgere analoghe funzioni il castello, il complesso del Valente, e l’ex convento delle Clarisse. Il castello è stato completato ed inaugurato. Il complesso del Valente anche e per esso si aspetta che sia rispettata la destinazione d’uso per cui è stato chiesto il finanziamento. Per il complesso Clarisse esiste un apposito finanziamento che ne dovrebbe garantire il restauro. Abbandonare questo disegno complessivo di rinascita culturale, senza indicare plausibili alternative, non mi sembra un buon servizio reso al centro storico.
Ma torniamo al Garopoli.
I Commissari forse non sanno che proprio poco prima del loro arrivo, l’amministrazione comunale poi sciolta per i noti motivi, aveva “svuotato” il Garopoli con brutale determinazione (e per questo hanno trovato vuoti alcuni ambienti). La prestigiosa biblioteca Pometti giace “ammassata” in alcuni locali del complesso della Riforma, assolutamente non adeguati allo scopo, come è agevole accertare dalla documentazione tecnica esistente presso gli uffici comunali (o anche con un semplice sopralluogo).
Una parte dell’archivio storico cittadino è stata invece “sepolta” nei locali seminterrati del Vecchio Municipio. Anche tale sistemazione è assolutamente inadeguata e contro ogni legge e regolamento che disciplina la conservazione degli archivi (come dimostra la corrispondenza dei competenti uffici comunali con l’Archivio di Stato di Cosenza).
Il quesito che ora si pone è il seguente: possono i signori Commissari oggi alla guida del Comune di Corigliano non provvedere a “salvare” due dei più importanti beni culturali di Corigliano e lasciarli “marcire” là dove ora si trovano? Ricordo che alla biblioteca Pometti avevano fatto cospicue donazioni molte famiglie coriglianesi, arricchendone il patrimonio librario in maniera considerevole. Fra esse la famiglia Colosimo, con una donazione di oltre 8.000 volume, che merita tutela e rispetto.
Noi pensiamo che i Commissari siano persone di buon senso, oltretutto inviate nella nostra città per far rispettare la legalità violata. E nel caso di biblioteca e archivi si è proceduto, ripeto, con totale sprezzo della legalità.  
Archivio e biblioteca debbono tornare nella loro naturale sede del Garopoli, dove avrebbero adeguata collocazione e, soprattutto, potrebbero essere frequentati da utenti, studiosi, ricercatori.
Se oggi un giornalista facesse un servizio da Corigliano su una testata nazionale, potrebbe agevolmente descrivere la città come una comunità priva di ogni stimolo culturale: biblioteche chiuse (ho usato il plurale), mediateca chiusa, complesso del Valente ultimato e non utilizzato, archivio smembrato e non fruibile. Una beffa per una città che negli ultimi decenni è stata la prima nel circondario per vivacità culturale e strutture realizzate.
I Commissari aprano quindi una discussione pubblica sul tema “centro storico”, ascoltando quanti abbiano proposte realistiche o suggerimenti basati sull’esperienza. Un noto proverbio dice che “la gatta frettolosa fa i figli ciechi”: certe volte la saggezza popolare può essere di grande aiuto.

Enzo Viteritti
Presidente dell’associazione culturale il Serratore; ex capo settore comunale per la cultura, il turismo e la P.I.