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Inaugurata al Museo di Sibari la “Sala Romana” PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo Viteritti   
Martedì 19 Aprile 2011 10:34
Una nuova collocazione per le testimonianze archeologiche che “raccontano” la storia della colonia romana di Copia.

Nonostante le molte assenze di rilievo (la più importante quella di Pier Giovanni Guzzo), un pubblico numeroso ha vissuto un bel momento di riconciliazione con la cultura e l’archeologia domenica scorsa 17 aprile, quando è stata inaugurata una nuova sala del Museo Nazionale di Sibari dedicata a Copia, la città sorta sulle rovine di Turi e della ancora più antica Sibari. La città, quindi, che è quella a noi più vicina nel tempo e di cui si possono vedere i resti quando si visitano gli scavi del vicino parco archeologico.                                     foto evento
La “Sala Romana”, così è stata denominata perché Copia è sorta e si è sviluppata sotto la dominazione romana (193 a.C. – VII sec. D.C.), accoglie testimonianze rilevanti per la conoscenza dell’assetto urbanistico e dell’organizzazione socio-politica ed economica della colonia latina, della quale si presentano per la prima volta i reperti archeologici più significativi corredati di ricchi apparati didattici interamente realizzati grazie al generoso contributo di uno sponsor locale, la concessionaria Automarine Skoda.
Un allestimento che consentirà a visitatori e studenti di “leggere” senza difficoltà le vicende di una località famosa anche per aver dato ospitalità nel 58 a.C., a Cicerone che fuggiva verso la Grecia per salvarsi dalle insidie di Clodio.
Il tradizionale taglio del nastro è stato preceduto da un sobrio convegno introduttivo in cui era evidente la soddisfazione, in tempi tanto difficili per la cultura italiana, di avere consentito al museo di Sibari un buon passo avanti nell’offerta culturale e nel completamento delle sale museali.
Alla cerimonia sono intervenuti Gianluca Gallo, sindaco di Cassano; Simonetta Bonomi, Soprintendente per i beni archeologici calabresi; Silvana Luppino, Direttore archeologico del Museo; Alessandro D’Alessio, archeologo della Soprintendenza archeologica calabrese; Adolfo Tosti, archeologo anche lui della Soprintendenza; Domenico Greco, legale rappresentante di Automarine s.r.l.
 Notata la presenza dell’on. Salvatore Frasca, di Luigi Palermo, che fu direttore del Nucleo di industrializzazione della Piana di Sibari, di moltissimi professionisti e studiosi locali, fra i quali Mario Candido, Franco Liguori, Palmino Maierù, Antonello Savaglio, il pittore Epeo la poetessa Anna Lauria, l’artista Alfonso Caravetta. 
Ecco come Franco Liguori, profondo conoscitore della storia dell’archeologia locale, introduce alle vicende di Copia nel suo saggio “Sybaris. Tra storia e leggenda”, il testo più documentato ed aggiornato oggi disponibile per approfondire la conoscenza di Sibari, Turi e Copia:
“Al termine della seconda guerra punica, Thurii, la città greca erede di Sibari, venne annoverata tra le colonie. Per mezzo di esse i Romani vollero assicurarsi in maniera definitiva il possesso dell’Italia meridionale, riparando così per quanto era possibile lo stato di devastazione in cui era rimasto il Bruzio dopo che era servito, per molti anni, da campo di battaglia ai due eserciti belligeranti, quello di Roma e quello di Annibale. In seguito, nel 193 a.C., i Romani installarono nel territorio di Thurii una colonia militare di diritto latino, composta da tremila fanti e trecento cavalieri. Roma cambiò allora il nome della città, come aveva cambiato la sua condizione; e la nuova colonia fu chiamata Copia, in conseguenza dell’abbondanza e della fertilità dl suo territorio.”