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Dopo Gratteri, a Corigliano è arrivato anche Vincenzo Luberto PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo Viteritti   
Sabato 16 Aprile 2011 09:18
“Troppo consenso sociale verso i delinquenti. Occorre maggiore intransigenza”

“Egregio dott. Luberto ci vuol dire, per favore, a che punto è l’inchiesta che vede coinvolto il nostro sindaco? Perché non viene completata? Ci sono delle pressioni politiche che ne rallentano la conclusione?”. Queste le domande che ieri, 15 aprile, una buona parte degli intervenuti al centro di Eccellenza dello Scalo per un incontro sulla legalità organizzato dai licei cittadini avrebbero voluto sicuramente rivolgere all’ospite più importante della serata, il dott. Vincenzo Luberto, appunto, sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.
Le domande, ovviamente, non sono state poste. Ma Luberto, sia pur indirettamente e senza rapportarsi alle indagini in corso, ha risposto, quando nel corso dei suoi interventi ha sottolineato con forza l’importanza di attuare un isolamento sociale, e quindi politico, verso quanti risultino collusi con la delinquenza organizzata. Troppe compromissioni, troppo ossequio, troppo servilismo nella cittadinanza e troppa debolezza della politica: tutto questo non può essere compensato dall’azione puramente repressiva della magistratura. “Come mai – si è chiesto – dopo l’esplosione di tangentopoli negli anni Novanta, i partiti non sono riusciti a stabilire regole certe per l’eleggibilità dei loro candidati, fissando un paletto oltre il quale non si poteva andare: il rinvio a giudizio, la condanna di primo grado, quella d’appello, la Cassazione, l’arresto?”. 
La magistratura, ha poi detto, è in forte difficoltà per la mancanza di strutture e di risorse umane (agenti, personale amministrativo, ect), e questo è un altro elemento che condiziona la rapidità delle indagini e, poi, dei processi. 
Luberto ha dialogato con i ragazzi che ponevano le domande senza fare il “piacione”, polemizzando in alcuni casi con tesi semplicistiche o questioni mal poste. Ed anche questo tratto del suo carattere è piaciuto all’assemblea. Si rispettano, e si aiutano i giovani, quando li si aiuta a capire la sostanza dei problemi, non quando li si incoraggia alla demagogia e alla generica denuncia contro “le istituzioni” che non “proteggono”. Le istituzioni siamo tutti noi, ha quasi gridato, siete voi in sala, siete voi giovani, il futuro è nelle nostre e nelle vostre mani, non create sempre aspettative verso “altri” che devono intervenire. 
Un altro invito di Luberto agli studenti è stato quello di studiare con attenzione la Costituzione italiana, il documento fondamentale posto alla base del nostro vivere civile. L’articolo 3, secondo comma, in particolare, ha una valenza quasi rivoluzionaria, perché stabilisce che la Repubblica è obbligata a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.
Il primo comma di quest’art. 3 è quello di cui si discute tanto in questo periodo di leggi ad personam. E’ in base ad esso, infatti, che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali.
Da segnalare l’essenzialità dell’intera manifestazione, che si poneva come fase conclusiva di un percorso sulla legalità attuato presso i licei classico e scientifico della città. Niente fronzoli, niente parole inutili. Conciso il preside Pietro Maradei, che ha ricordato la feroce determinazione della mafia ad eliminare coloro che effettivamente danno fastidio, portando ad esempio le figure di Peppino Impastato, don Pino Puglisi, Pio La Torre. Il prof. Giuseppe Pisani, coordinato del progetto, non ha avuto tentennamenti nel denunciare l’azione diseducativa della televisione, che trasmette valori fasulli e visioni edulcorate della realtà a giovani che poi trovano difficile confrontarsi con la durezza della vita reale.
Anche l’Ispettore tecnico del MIUR, Franco Fusca, ha trovato le parole giuste per evidenziare la fondamentale azione della scuola in un’opera di “costruzione” del cittadino, in un’epoca in cui molti vorrebbero che i giovani fossero sudditi piuttosto che consapevoli portatori di diritti e doveri, richiamandosi all’insegnamento di Norberto Bobbio. C’è stato anche il saluto di Luigi Caputo, presidente del Consiglio d’Istituto, che ha segnalato il divario crescente tra giovani, famiglia, scuola, augurando una maggiore collaborazione reciproca. Il gruppo artistico scolastico, organizzato dalla prof. Maria Teresa Miceli, ha inframmezzato la serata con momenti musicali molto graditi dal pubblico. E poi ci sono stati i brevi e “puntuti” interventi degli studenti, che hanno incalzato Luberto sulle questioni più spinose del momento, inclusa quella sulla responsabilità civile dei magistrati. In conclusione un incontro “utile”, senza passerelle, che ha fornito stimoli per una riflessione consapevole ai giovani ed ai tantissimi adulti presenti.