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Nicola Gratteri a Corigliano PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo Viteritti   
Giovedì 14 Aprile 2011 10:06
“Voglio guardarmi allo specchio senza vergognarmi, e dormire sereno per aver fatto bene il mio lavoro”.

 “Io oggi potrei essere un capo della mafia e non un magistrato”. E’ stata questa una delle affermazioni più forti pronunciate da Nicola Gratteri nel corso del suo intervento durante il convegno organizzato mercoledì 13 aprile al Metropol di Corigliano dalla diocesi di Rossano.Ed in effetti, essendo Gratteri nato nel 1958 a Geraci, nella Locride, fin da piccolo ha frequentato o ha avuto per amici tanti  giovani che per condizionamento familiare o ambientale avrebbero poi imboccato un percorso di vita contrario al suo. “E molti di essi – ha confessato – ho dovuto nel corso egli anni indagarli ed arrestarli”. 

Della ‘ndrangheta Gratteri conosce in profondità regole di vita, ideologia, comportamenti. E questo lo spinge a sostenere, senza timore di scontentare qualche anima bella, che quando un affiliato d’alto bordo viene condannato con prove certe bisogna chiuderlo in carcere e “buttare via la chiave”, perché non c’è alcuna possibilità di ravvedimento o di cambiamento di vita. Anzi, sarebbe opportuno farlo lavorare duramente in campi di lavoro piuttosto che costringerlo vegetare in cella davanti al televisore.
Gratteri parla il linguaggio della chiarezza. Non gli piace il “popolo bue” che accetta passivamente tutte le sciocchezze propinate da politici senza scrupoli o dal mondo informativo della televisione; non gli piacciono i preti che pensano più a fare gli imprenditori che a far funzionare oratori e centri di aggregazione; non sopporta la cecità dei burocrati europei che non capiscono che ormai Francia, Germania, Olanda, Spagna sono il terreno privilegiato degli investimenti mafiosi e non adottano i necessari, conseguenti provvedimenti; 
non gli piacciono i politici calabresi che non reagiscono con la dovuta durezza alle provocazioni leghiste; non ha simpatia per quei magistrati, carabinieri e poliziotti che accolgono con malcelato fastidio le richieste d’aiuto provenienti da cittadini indifesi; e non gli piacciono nemmeno i procuratori che hanno fretta di chiudere le indagini per poter correre alla relativa conferenza stampa. 
Apprezza invece il mondo del volontariato e quello della scuola: da essi può venire una solida speranza di riscatto, soprattutto oggi che, ripete spesso, non ci sono più soldi per politiche sociali di ampio respiro, per azioni di prevenzione, per bonifiche sociali ed urbanistiche.
Ai giovani rivolge un appello accorato: non fatevi fregare, dice, la vita reale non è quella dorata propagandata da certi programmi televisivi. “La maggior parte di voi – afferma con forza - non ha famiglie ricche alle spalle; ma voi potete farcela lo stesso, come ho fatto io, affidandovi ai genitori, agli insegnanti che credono in voi, studiando con impegno, ragionando con la vostra testa”.
Con minuziosa chiarezza illustra poi i meccanismi del potere mafioso, dall’usura al controllo degli appalti, dal traffico di droga alle estorsioni, dai condizionamenti nei riguardi degli amministratori locali al riciclaggio del denaro sporco. e si capisce bene che parla per esperienza, che quello che dice deriva da indagini, processi, testimonianze. Una “lezione” che fa vedere “dal di dentro” il male oscuro che attanaglia la Calabria e che ormai si è saldamente ramificato in ogni regione d’Italia. 
Nessun accenno palese alla situazione di Corigliano. Ma certi brusìi, qualche battuta ad alta voce da parte del pubblico, applausi ad alcun interventi, hanno svelato il disagio di una città che attraversa uno dei momenti più brutti della sua storia e che aspetta, con sempre maggiore insofferenza, uno scatto di dignità dai politici locali. 
Al termine dell’incontro, coordinato dal prof. Salvatore Martino, il vescovo di Rossano-Cariati, don Santo Marcianò, si è detto felice per la buona riuscita dell’iniziativa, confidando in un rinnovato impegno per la legalità e per la solidarietà sociale da parte di tutti i cittadini facenti parte della sua diocesi.