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Per una storia delle biblioteche a Corigliano PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo Viteritti   
Sabato 12 Febbraio 2011 10:03

Dedicato a quanti, con tenacia degna di miglior causa, hanno distrutto in pochi mesi una splendida realtà culturale maturata grazie al generoso impegno di molta parte della città.

Nella sua “Crono-istoria di Corigliano Calabro”, pubblicata nel 1884, il dott. Giuseppe Amato ricorda le tante preziose raccolte librarie conservate nei palazzi delle famiglie più ragguardevoli della città. Comincia dalla “ricca libreria con molti volumi di opere antiche e molte moderne” che si trova conservata nel palazzo dei Morgia, per ricordare poi che in casa Persiani, “posta sul principio della via Toscano”, sono custoditi con amore dei manoscritti e “molti volumi di medicina, fra i quali uno che apparteneva ad Ettore Capalbo, e porta il suo nome in prima pagina”. Prosegue citando la “ricca libreria” che si trova nel palazzo della famiglia De Gaudio, “con opere antiche, tra le quali trovasi una copia, unica in Corigliano, del dottissimo Pietro Tommaso Pugliese”. Vi è poi, nel palazzo Solazzi, la “bellissima raccolta con opere scientifiche, letterarie e più di botanica e mineralogia, con un ricco erbario classificato dal fu dottissimo Domenico Solazzi”. Altre pregevoli librerie adornano i palazzi dei signori Garetti, Bianchi, Cimino, Bombini.

L’Amato non nasconde il suo orgoglio per queste “nicchie” di cultura. Nella giovane Italia unita, che muoveva i primi passi verso la formazione di una nazione moderna, il problema dell’istruzione era uno dei più gravi. Le scuole erano scarse, i maestri mancavano, la maggioranza delle famiglie non aveva alcun interesse per l’educazione dei propri figli. Quei libri, conservati con decoro dai “signori” della città e mostrati con orgoglio ad amici e conoscenti in visita, rappresentavano, più che una realtà culturale, piccole fiaccole accese ad indicare una strada che avrebbe dato frutti solo molti decenni dopo.

I libri non erano presenti solo nei palazzi cittadini. I frati dell’ordine dei Liguorini, che si erano stabiliti dal 1819 nel convento già appartenuto ai conventuali di S. Francesco d’Assisi, avevano anch’essi creato una ricca raccolta di volumi, amorosamente custoditi, come ricorda ancora Giuseppe Amato, “in una grande e bellissima libreria; tutta di legno noce, intagliato, con scaffali preziosi e belli, i quali furono ripieni di preziosi libri antichi e moderni; fra i quali ricordo esservi i Santi Padri tutti, i Bullandisti, gli Espositori della Bibbia ed altri”.

Quel convento dopo l’unità d’Italia passò in proprietà al Comune, con tutti i volumi in esso conservati. Fu quello l’edificio che divenne sede del ginnasio-convitto intitolato a Girolamo Garopoli, destinato ad influenzare profondamente nei decenni successivi la vita culturale e sociale della comunità. E proprio nel “Garopoli” troviamo la prima biblioteca pubblica di Corigliano, istituita dall’amministrazione comunale nel 1868 con il libri che si trovavano già nella struttura e con quelli provenienti dal convento dei Cappuccini, anch’esso abolito e trasmesso in proprietà al Comune.

Il 14 aprile del 1872, il sottoprefetto di Rossano scrisse al sindaco di Corigliano, chiedendo notizie sulle biblioteche “claustrali”, quelle cioè pervenute al Comune in seguito alla soppressione dei monasteri. Specificava, con il dovuto rilievo, che le notizie venivano richieste espressamente dal Ministero della Pubblica Istruzione, attento a tutto quello che avveniva in periferia nel campo dell’istruzione e della cultura.

Il sottoprefetto voleva sapere se era stata istituita la biblioteca comunale, se era aperta al pubblico e che orari osservava.

Il sindaco, che all’epoca era Luigi Lettieri, non rispose, probabilmente immerso in problemi che gli sembravano molto più urgenti.

Il sottoprefetto riprovò con altra nota del 15 giugno 1872, ma non ebbe miglior fortuna. Il 24 luglio arrivò in Comune un nuovo sollecito, seguito poi da un altro in data 6 novembre, anch’essi senza riscontro.

Sembrava una di quelle situazioni di bloccata “ordinaria” burocrazia, così tipiche in quel periodo, destinata a scivolare pian piano nel dimenticatoio.

Ma al Ministero persero la pazienza e scrissero in modo ultimativo al prefetto di Cosenza. Questi, a sua volta intimò al sottoprefetto di Rossano, da cui dipendeva amministrativamente il comune di Corigliano, di intervenire con energia.

Il 12 novembre il sottoprefetto inviò a Corigliano un corriere con l’ordine di non muoversi dal Comune fino a quando il sindaco non gli avesse consegnato una risposta scritta. Specificava che le spese per quel corriere, lire 2,50, le avrebbe pagato il Comune di Corigliano. Per ogni giorno poi che il corriere passava a Corigliano il sindaco Lettieri avrebbe dovuto corrispondergli una diaria di lire 1,50.

Ovviamente, a quel punto, la risposta arrivò, come suol dirsi, a stretto giro di posta.

La lettera, datata 13 novembre 1872, venne indirizzata al sotto prefetto di Rossano. Eccone il testo:

Di riscontro alla nota della S.V. in margine segnata, sono a somministrarle quelle notizie che si richiedono dal Ministro della Pubblica Istruzione circa la Biblioteca istituita da questo Municipio per la cultura di questi cittadini.

Primo. I libri ottenuti dal Real Governo e che appartenevano ai soppressi monasteri dei Liguorini e dei Cappuccini di Corigliano, meno di quelli dei riformati di Bocchigliero e di quelli dei Riformati di Campana che non si sono avuti assegnati, sono tutti per la maggior parte opere ascetiche: e precisamente quelli dei Cappuccini si sono trovate opere scorporate e tutte religiose che possono dirsi inservibili. Quindi essendo di nessun valore non può dirsi che siano serviti per arricchire la propria Biblioteca.

Secondo. Alla Biblioteca istituita da questo municipio con delibera del 27 ottobre 1868 si è assegnata per sede il locale preesistente nel monastero dei Liguorini ora Ginnasio Garopoli che molto si presta a tale uso.

Terzo. Atteso che raramente viene frequentata dalla generalità non vi è accorso il bisogno di compilare un regolamento e designare un orario. Dappoichè che è preposto al suo governo prestati nelle opportune ore in cui vengono fatte le richieste di libri.

Quarto. Il governo della comunale biblioteca provvisoriamente viene sostenuto dal direttore del Ginnasio Garopoli, in mancanza del titolare bibliotecario nominato dal Consiglio per essersi reso dimissionario.

Quinto. Il Comune allo scopo di migliorare la biblioteca à destinato la cifra di Lire 200 da spendere annualmente in acquisto di libri confacenti alla comune cultura.”.

Nel 1903 il Consiglio d’amministrazione del ginnasio-convitto, in accordo con l’amministrazione comunale decise di rilanciare la Biblioteca del Garopoli, acquistando numerosi volumi dalle principali case editrici nazionali, tra cui Sonzogno, Treves, Sandron, Le Monnier.

Nell’occasione venne diffuso un pubblico appello per le donazioni, a cui aderirono molti docenti e privati cittadini. L’incarico di bibliotecario fu affidato al prof. Michele Stramezzi, una singolare figura di educatore permeata di valori umanitari e socialisti. A lui si deve, come scrisse con ammirazione un cronista del periodico Il Popolano, “l’ordine ammirevolissimo e nuovo, onde le centinaia di polverosi volumi, confusamente ammucchiati e la maggior parte di gran valore, si vedono allineati, nitidi e lucenti negli artistici scaffali, con a tergo l’etichetta recante il titolo, il numero particolare dell’opera cui possono riferirsi, e quello generale e successivo delle opere contenute nella biblioteca”.

Intanto, sia pur lentamente, l’esigenza di istruzione e cultura cresceva nelle classe popolari. Alcuni anni dopo, a farsi promotore di un’iniziativa per quei tempi rivoluzionaria fu il maestro elementare Raffaele Amato, un socialista che ebbe un ruolo notevole nella vita culturale e politica della città, tanto che nel 1952 verrà eletto sindaco. Dalle colonne di Avanti, Corigliano, un periodico da lui fondato e diretto, così ricordava nel 1949 quella giovanile impresa di cui era orgoglioso:

Nel pomeriggio del 25 aprile del 1913, un gruppo di giovani operai e contadini, i cui nomi vorremmo elencare per consacrarli alla storia di questo paese, si riunirono in un locale di Piazza Cavour e lì deliberarono l’istituzione di una biblioteca popolare, la quale dopo poco potè cominciare a funzionare nella bottega del compianto calzolaio Pietro Bellucci, il quale pieno di entusiasmo e di amore per la lettura, infondeva lo stesso entusiasmo nei suoi amici operai. Più tardi la biblioteca ebbe un locale proprio, nel quale venne inaugurato anche un Circolo di Cultura. Questo però ebbe vita brevissima non perché gli operai preferivano la cantina, ma perché nessun professionista, nonostante le nostre vive preghiere, sentì il dovere di far dono agli operai e ai contadini del proprio paese di un briciolo del proprio sapere.”

L’iniziativa ebbe successo, come dimostrano i dati dei prestiti effettuati nel corso degli anni e scrupolosamente annotati dallo stesso Amato. Nel 1916 la biblioteca effettuò, per esempio, ben 1383 prestiti. Gli anni della prima guerra mondiale furono difficili. La biblioteca dovette lasciare la sede e trovò ospitalità nella bottega di un sarto. Nel 1927 i 391 volumi raccolti nel corso degli anni furono consegnati al Comune, che si impegnò a creare una pubblica biblioteca. Il fascismo allora al governo non poteva certo permettere la sopravvivenza di una biblioteca di chiara impronta socialista, per cui quell’impegno non fu mantenuto.

Bisogna arrivare al 1966 per vedere la nascita di una nuova biblioteca, intitolata allo storico locale Francesco Pometti. La sede era in via Principe Umberto 57 e la dotazione iniziale consisteva in circa 1000 volumi. Nel 1977 fu trasferita nei nuovi più ampi locali di via Ospizio, dove fu unificata, nel 1981, con il Centro servizi Culturali della Regione Calabria, operante come CIF a Corigliano fin dalla fine degli anni Sessanta. Alle dotazioni librarie di cui abbiamo già parlato, veniva aggiunto il ricco fondo librario proveniente dal castello ducale, di natura prevalentemente giuridica.

Negli anni Novanta del Novecento, con una mirata politica di acquisti, è stata formata una sezione di storia del Mezzogiorno che costituiva un punto di riferimento per studiosi, ricercatori e giovani laureandi dell’intera provincia.

Questo già importante patrimonio librario veniva arricchito da generose donazioni di famiglie coriglianesi, che hanno consentito un salto di qualità alla biblioteca. Fra esse ricordiamo quelle della famiglia del preside Leonetti, del prof. Avolio, degli eredi Superchi e, soprattutto, quella degli eredi del prof. Giovanni Colosimo, formata da circa 8000 volumi molti dei quali rarissimi e di gran pregio.

Con il decisivo impulso del Commissario prefettizio dott. Mario Gonzales nel 2008 fu completato il trasferimento della biblioteca dai locali di via Ospizio a palazzo Garopoli, che già ospitava l’archivio storico cittadino e gli uffici comunali della Pubblica Istruzione e della Cultura. L’intento era quello di fare del Garopoli la sede delle attività sociali e culturali promosse dal Comune stesso o da scuole e associazioni. Nel periodo 2001 - 2008 la struttura aveva ospitato centinaia di manifestazioni, incontri, conferenze, concerti per cui il progetto appariva razionale e ragionevole, anche per la disponibilità di impiegati e funzionari comunali a garantire la funzionalità della biblioteca e degli archivi, oltre che quella degli Uffici di cui erano addetti.

Proprio per questa funzione che il Garopoli aveva assunto, la Regione Calabria deliberò di installare in quei locali una delle dodici mediateche regionali promosse grazie a fondi europei. La mediateca comunale di Corigliano, nei tre anni di funzionamento, era diventata rapidamente un punto di riferimento per moltissimi giovani del centro storico che potevano in tal modo accedere gratuitamente a quei computer che a casa loro non avevano, potevano fare ricerche e imparare a navigare in internet. La mediateca, inoltre, stava costituendo un cospicuo fondo di materiale visivo relativo alla storia e alle tradizioni di Corigliano, mentre produceva in proprio filmati e documentari.

Della vivace attività della biblioteca e della mediateca esiste, ovviamente, documentata traccia nelle relazioni inviate annualmente alla Regione Calabria, grazie alle quali si ebbero continui e costanti contributi finanziari.

Oggi gli archivi cittadini sono stati smembrati, trasferiti e “sepolti” in parte nei locali sotterranei del vecchio Palazzo Municipale. La mediateca comunale è chiusa e non è stato fatto alcun tentativo per tenerla funzionante. La gloriosa biblioteca Pometti ha imboccata melanconicamente la via del tramonto, essendo stata “depositata” in un “magazzino” stile CONAD ricavato in uno stanzone del complesso della Riforma. Quanto realizzato in anni e anni di duro impegno è stato rapidamente distrutto dall’Amministrazione comunale di centrodestra attualmente in carica.