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Quando Straface rapì De Rosis PDF Stampa E-mail
Sabato 15 Gennaio 2011 18:16

Mercoledì 19 gennaio, alle ore 17,00, conferenza al liceo Scientifico: “Il brigantaggio tra rivolta sociale e delinquenza comune: Domenico Straface Palma e il rapimento De Rosis”.

 All’imbrunire del 16 maggio 1868 il giovane barone Alessandro De Rosis, mentre stava per rientrare nel suo palazzo di largo Garopoli in Corigliano Centro, fu aggredito e trascinato via da alcuni uomini mascherati. A nulla valsero le sue richieste d’aiuto, a cui si aggiunsero le grida disperate della madre affacciata al balcone.

 

Il rapimento fu opera degli uomini del capobrigante Domenico Straface Palma, che da quasi dieci anni operava nel territorio della provincia di Cosenza. Fu una sfida senza precedenti al nuovo stato italiano. Proprio in quei giorni, infatti, era giunto a Rossano il colonello Bernardino Milon, espressamente inviato dal maggiore Sacchi comandante la zona militare della Calabria, col preciso compito di annientare le bande di briganti che ancora operavano in quel circondario.

L’avvenimento ebbe un risalto nazionale. Le imprese di Domenico Straface Palma trasfiguravano nel leggendario, era temuto dalle classi medie e godeva di un forte appoggio popolare, soprattutto nelle campagne. Non si macchiava di gravi delitti per spirito sanguinario, ma solo per necessità o per difesa. Era invece implacabile contro i traditori o i delatori.

La banda tenne prigioniero il de Rosis per 36 giorni, rilasciandolo solo dopo l’avvenuto versamento di un riscatto pari a circa 60 mila ducati, una cifra enorme per quell’epoca, che servì a compensare l’estesa rete di manutengoli e di spie di cui il Palma si serviva spregiudicatamente.

Del rapimento di Alessandro de Rosis si parlerà nella conferenza prevista per il prossimo 19 gennaio 2011 alle ore 17,00 presso il liceo scientifico di Corigliano, in contrada Torrelunga. Relatori saranno il dott. Enzo Viteritti e il prof. Tommaso Mingrone, introdotti dal dirigente scolastico Pietro Antonio Maradea, che illustreranno il complesso fenomeno del brigantaggio alla luce delle nuove acquisizioni storiche che hanno innescato un vivace dibattito a livello nazionale in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Risuonano ancora di grande attualità le parole di Vincenzo Padula, lo scrittore di Acri, che nell’agosto del 1864 scriveva sul Bruzio: “Finora avemmo briganti, ora abbiamo il brigantaggio; e tra l’una e l’altra parola corre gran divario. Vi hanno briganti quando il popolo non li aiuta, quando si ruba per vivere, e morire con la pancia piena; e vi ha brigantaggio quando la causa del brigante è la causa del popolo, allorquando questo l’aiuta, gli assicura gli assalti, la ritirata, il furto e ne divide i guadagni”.