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Castiglione come Pompei? PDF Stampa E-mail

Vivo allarme tra gli studiosi per i ritardi nei lavori di consolidamento della grandiosa area archeologica di Castiglione di Paludi

Il recente crollo della Schola Armaturarum di Pompei impone una riflessione sullo stato di tutela e di conservazione di uno dei più importanti ed interessanti siti archeologici della Calabria: quello brettio di Castiglione di Paludi.

 

Le campagne di scavi, condotte dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria dal 1950 al 1956 e riprese il 1978 fino al 1993, hanno permesso di identificare una fortificazione imponente, conosciuta in tutto il mondo, con la grande porta est attraverso cui si accedeva alla città ed una cinta muraria che proteggeva i punti in cui era più facile l’accesso.

All’interno della cinta, è venuto alla luce un vasto teatro a pianta semicircolare, con i sedili a gradinata nella parte alta della cavea ricavati nel pendio roccioso naturale, mentre quelli della parte bassa sono stati costruiti con blocchi squadrati di arenaria. Altri notevoli ritrovamenti sono stati: un muro di terrazzamento, lungo 42 metri, al di sotto del teatro; una serie di edifici pubblici e privati, lungo l’asse viario tra la grande porta ed il teatro; un gruppo di statuette fittili votive, di tipo femminile, appartenenti ad un piccolo luogo di culto; una scultura di pietra che raffigura un volto umano maschile; frammento di iscrizione greca; vari capitelli; recipienti ceramici a vernice nera, oppure acromi o con semplici fasce; numerose monete di varia datazione e provenienza (brettie, puniche, romane, siracusane).

Dal 1993 non si scava più e non si fa manutenzione. Sulla cinta muraria e sulle altre emergenze archeologiche sono cresciuti arbusti che hanno prodotto danni rilevanti alla compattezza dei blocchi, causando fratture ed un’evidente instabilità; è in avanzato stato lo sfaldamento dei blocchi per l’azione degli agenti atmosferici e biochimici; si sono verificati crolli di blocchi, non ancora rimessi al loro posto; sono in atto frane che stanno minando la stabilità della collina su cui poggia l’insediamento. Studi geologici hanno confermato il pericolo di scivolamento. Per questo sono stati posati, negli anni Novanta, in fori prospicenti le scarpate più instabili e di maggiore altezza, dei tubi inclinometrici per verificarne nel tempo la stabilità e quantificare eventuali movimenti. Questo grave stato di cose imponeva la prosecuzione dei controlli, e quindi delle misure, che in questi anni sono mancati. Per evidenziare la situazione, tra il 2003 ed il 2005 numerose sono state le iniziative e gli appelli da parte di associazioni e di privati ed anche della stampa nazionale. Da due interrogazioni parlamentari dell’on. Oliverio e del sen. Marini del 2003, presentate proprio per segnalare l’abbandono e il forte degrado, è arrivato, nell’ambito dell’accordo quadro Stato-Regione Calabria sui beni culturali, il finanziamento di 500.000 € per lavori di consolidamento e restauro della fortificazione, gestiti dalla Soprintendenza archeologica regionale. I lavori, iniziati nel 2008 e durati due mesi, sono tuttora sospesi e non se ne conoscono i motivi. Tutto è fermo mentre il degrado continua e, soprattutto, lo sfaldamento dei blocchi di arenaria peggiora. La maggiore parte dei lavori previsti in progetto consiste in lavori di consolidamento, di protezione, ovvero del “trattamento” superficiale dei blocchi. Questa lunghissima, oltre due anni, ed immotivata sospensione dei lavori pregiudica fortemente lo stato delle cose, tant’è che recentemente all’interno della porta est, proprio in una parte su cui si deve intervenire, sono avvenuti nuovi crolli di blocchi. La mancata esecuzione dei lavori sta aggravando notevolmente la situazione. Si auspica una immediata ripresa dei lavori ed anche degli scavi che porterebbe certamente all’acquisizione di elementi nuovi e utili a ricostruire l’organizzazione sociale e la cultura di un popolo, i Brettii, che ha abitato grande parte della provincia di Cosenza. La vicenda umana dei Brettii, o dei Brezi, merita ulteriore approfondimento perché finora “la documentazione storiografica antica è tutta opera dei loro antagonisti”; consentirebbe, inoltre, di conoscere la storia di un popolo che non ha lasciato una letteratura propria, e che, per tutta la sua durata, è stato considerato quasi come un nemico per eccellenza. Tutto ciò porterebbe all’individuazione del nome del sito.

Palmino Maierù