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La biblioteca alla Riforma: un errore grave PDF Stampa E-mail

Si minaccia uno sfregio all’immagine del glorioso “Garopoli” e si compromette l’uso a fini turistici di una struttura prestigiosa come quella dell’ex convento della Riforma.

Il minacciato trasferimento della civica biblioteca di Corigliano presso l’ex convento della Riforma è un errore grave da un duplice punto di vista. Il primo aspetto è che si rischia di compromettere la funzionalità della stessa biblioteca, che è una delle più importanti della Calabria. In virtù del prestigio acquisito negli anni la biblioteca “Pometti” ha potuto godere di cospicui finanziamenti regionali, di ricche donazioni librarie provenienti da privati, dell’attribuzione da parte della Regione di una delle dodici mediateche regionali. Una struttura culturale di prestigio quindi, che aspettava di essere definitivamente sistemata nei locali a piano terra del Garopoli dopo un difficile trasferimento dai precedenti locali di via Ospizio.

 La collocazione nel Garopoli, accanto agli archivi cittadini e agli uffici della cultura e della pubblica istruzione era sembrata la soluzione più rispettosa dello storico edificio, oltre che quella più conveniente per il Comune che poteva in tal modo utilizzare il personale presente in modo sinergico, con notevoli risparmi per le casse comunali.

L’altro aspetta riguarda la destinazione d’uso dell’ex convento dei Riformati, che al suo interno ospita il teatro Valente. L’intera struttura è oggi disponibile, poiché i lavori avviati dalla giunta Genova sono stati ultimati. Si dovrebbe così dar corso con l’urgenza che il caso richiede ad un suo razionale utilizzo, nel senso di dotarlo di attività economiche e sociali di rilievo. Negli anni scorsi si era pensato di costituire in alcuni di quei locali il museo del cinema e del teatro, dedicato a Vincenzo ed Aroldo Tieri, con annessa una scuola di teatro di tipo seminariale, capace di attirare giovani da tutto il circondario grazie alla presenza di figure prestigiose del mondo dello spettacolo, che avrebbero trasmesso ai partecipanti ai corsi la loro professionalità e le loro capacità. La grande attrice Giuliana Lojodice, moglie di Aroldo Tieri, si era dichiarata pronta a sostenere l’iniziativa, coinvolgendo molti suoi amici e la stessa disponibilità aveva manifestato la Regione Calabria. Inoltre il progetto di recupero prevedeva una collaborazione con il Conservatorio musicale di Cosenza, che avrebbe dovuto proseguire negli stages e nei corsi effettuati negli scorsi anni. A tal fine sono già stati comprati i necessari strumenti musicali. L’attuale maggioranza che amministra Corigliano non sembra però volersi muovere su questa strada. Per mesi ha manifestato l’intenzione di trasferire in quei locali la biblioteca civica, ignorando i progetti già esistenti. Poi vi ha collocato il centro studi Vincenzo Valente. E’ questo un modo di operare che offende tutti coloro che hanno a cuore il centro storico. Queste scelte sono importanti e debbono essere condivise. Atteggiamenti arbitrari e arroganti non solo fanno perdere tempo, ma sono dannosi e rischiano di disperdere una risorsa culturale e turistica eccezionale.

Quella bellissima struttura, infatti, dovrebbe pulsare di vita intensa, e ciò si otterrebbe facilmente con i corsi di teatro, con il museo del cinema, con le attività musicali, e con le iniziative e le mostre dello stesso centro studi Valente. Un’Amministrazione comunale rispettosa dei diritti di tutti aprirebbe una pubblica discussione attraverso la commissione consiliare alla cultura, preparerebbe poi un regolamento d’uso del complesso ed infine penserebbe alla sua gestione, magari legandola a quella del castello. Il Complesso della Riforma, infatti, si trova a poche centinaia di metri dal castello stesso e rappresenta il “contenitore” ideale per un’offerta culturale e turistica di prestigio. Il visitatore, uscendo dal castello dovrebbe con naturalezza dirigersi alla “Riforma”, dove troverebbe musei e mostre, incontri e recite nell’annesso teatro Valente.

E’ evidente che imbottire i non molti locali disponibili dell’ex convento delle Riforma di oltre 50 mila volumi, con i relativi arredi e con il personale necessario, rappresenterebbe un duro colpo a questa visione di una sua utilizzazione a fini turistici. Non si aiutano così i tanti giovani laureati e diplomati che proprio dalla gestione dei beni culturali cittadini aspettavano una possibilità lavorativa.